Madri, nonostante tutto

PAVIA. «Non conosciamo il suo viso». Cosi disse di Maria sant'Agostino. E invece lo scopo e il risultato di 'In nome della madre", il romanzo di Erri De Luca da cui prende avvio 'Nel nome della donna", sono di rendere perfettamente visibile la Madre di Cristo. Non nel senso di aggiungere un'ennesima immagine di Lei alle innumerevoli già create dalla pittura e dalla scultura, ma di darle una veste inusuale e terrena, focalizzata sulla gravidanza prima e sul parto poi.
Infatti è nella fisicità di Maria che si colloca il centro di tutto il discorso svolto nel bellissimo testo, denso, insieme, di dottrina e di poesia, che parla di una donna di Galilea, una ragazza come tante, fidanzata a Giuseppe, falegname, destinata ad una vita di moglie e madre.
Ma un giorno succede qualcosa di strano: appare un angelo e per lei il destino cambia in fretta. Egli le mette in grembo, senza seme, un figlio che è figlio suo, che le cresce dentro proprio come accade a tutte le donne, ma che è anche il figlio di Dio. Esaurirà il suo compito sacro e misterioso partorendo da sola in una stalla e tenendo per un'intera notte il neonato unicamente per sé, prima di donarlo al mondo.
Questa Maria che, anziché 'trasparire" reticente e passiva, esce dalle pagine del testo assumendo consistenza e rilievo in tutta la sua dolcezza e visionarietà, lega la sua storia 'di carne" a quelle delle donne migranti clandestine in terra straniera, senza diritti cui appellarsi, forti solo del coraggio ancestrale necessario a difendere le loro creature, spesso né scelte né annunciate, e ad amarle.
Sullo sfondo della pagina letteraria si innestano, quindi, videoproiezioni di testimonianze dirette, dure e reali, di ragazze madri che abitano in segreto le strade di Milano e che in teatro conquistano parola e visibilità. Dal mosaico di voci raccolte nei consultori, Daniela Airoldi Bianchi ha isolato tre vissuti. Uno è di una donna nigeriana, che, temendo le fosse sottratto il bambino, ha 'affittato" uno sconosciuto suo connazionale in regola, facendolo passare per il padre (con il risultato che questo poi si è goduto anni di assegni familiari). Poi c'è quello di una rom che ha partorito in mezzo alla strada per non portare sua figlia tra i topi del campo di Triboniano. Infine la vicenda di una ragazza peruviana, madre a 16 anni, che per mesi ha trovato riparo notturno per sé e per suo figlio suonando a caso i citofoni e infilandosi nei sottoscala. Tre storie di ordinaria disperazione in attesa di ritrovare dignità e riscatto.
Franco Cornara

NEL NOME DELLA DONNA di Daniela Airoldi Bianchi, con Irene Quartana, Eleonora Sacchi e Sacha Oliviero; regia di Massimo de Vita. Domani (ore 21) al Teatro Fraschini di Pavia. Biglietti da 14 a 6 euro. Info: tel. 0382.371214.