Il governo inglese nazionalizza Lloyds Banking Group


MILANO.L'Italia che non si fa prendere dal panico e la Gran Bretagna costretta a nazionalizzare le banche. L'Italia fatta di risparmiatori, la banca inglese con 290 miliardi di titoli tossici. La crisi nelle sue tante sfaccettature.
Intanto la banca nazionalizzata. Il governo inglese ha raggiunto ieri l'accordo per portare la sua quota di controllo nel Lloyds Banking Group dal 43 al 65% (77% incluse le azioni speciali), e per garantire gli asset più rischiosi: titoli tossici per 260 miliardi di sterline (circa 290 miliardi di euro). La banca, nata dalla fusione con Bank of Scotland, si impegna a mantenere le sue linee di credito alle imprese inglesi, soprattutto piccole e medie, per 28 miliardi di sterline (31 miliardi di euro) nei prossimi due anni.
Il gruppo era crollato del 31% alla Borsa di Londra nelle scorse settimane a causa delle forti preoccupazioni circa la possibilità di assorbire le consistenti perdite di Bank of Scotland, acquistata a settembre scorso in accordo col governo. I titoli tossici di Lloyds Banking provengono per l'83% dal portafoglio dell'ex Halifax-Bank of Scotland. Dice Eric Daniels, direttore generale di Lbg: «La nostra posizione migliora nettamente in termini di capitale, e permetterà al gruppo di resistere alla crisi economica e di ripartire rafforzati quando l'economia si rimetterà in moto». Il segretario di Stato al Tesoro Stephen Timms, pur sottolineando che dopo questa operazione «Lloyds sarà una banca forte e in salute», ha ammesso che «il costo finale per i contribuenti resta incerto» e che ci vorranno «degli anni» perché sia chiaro.
Se Gran Bretagna e Germania nazionalizzaziono, in Italia si «procede verso una razionale distribuzione dei rischi». Secondo il Diario della crisi redatto dal Censis «l'alto tasso di risparmio della società italiana» è una delle cause del prevalente pragmatismo. Il primo e più importante ammortizzatore della crisi, economico e psicologico, è proprio la grande liquidità delle famiglie, a cui si aggiunge una forte patrimonializzazione, specie immobiliare. I tassi di indebitamento delle famiglie italiane sono assai contenuti: il rapporto tra il debito e il Pil è del 46,3%, sulla stessa linea dell'indebitamento delle imprese private, che non supera la media europea, compensando l'alto valore del debito pubblico. Si diffonde una certa oculatezza nelle spese, ma l'impressione è che alla qualità della vita non si voglia rinunciare. Solo il 16% degli italiani, infatti, se fosse costretto a tagliare le spese non indispensabili, ridurrebbe le cure per il corpo, preferendo tagliare (o procrastinare) l'acquisto dell'autovettura (33,8%) o di prodotti elettronici (25,5%). Le principali voci in riduzione nelle previsioni di spesa dei consumatori sono i viaggi (48,2%) e i pasti fuori casa (35%).

Andrea Di Stefano