Patronati presi d'assalto dalle donne

PAVIA.L'innalzamento dell'età per la pensione di vecchiaia femminile nel pubblico impiego è ancora solo una proposta, ma qualche effetto anche in città si fa vedere. Squillano in continuazione i telefoni dei patronati dei sindacati, molte donne sono allarmate e chiedono chiarimenti: meglio andare in pensione subito o aspettare di vedersi chiudere la porta in faccia, rischiando di dover lavorare ancora per anni? Spiega Davide Ottini, del patronato Inca CGIL: «Dall'inizio dell'anno ho già inoltrato 260 richieste di pensionamento, il 20% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Da un paio di giorni sto ricevendo più richieste di appuntamenti del normale: sono soprattutto donne che vogliono rivedere la loro posizione, preoccupate di non poter esercitare il diritto ad andare in pensione liberamente».
L'ipotesi di portare anche per le donne a 65 anni (anziché 60) la soglia per l'uscita dal lavoro con la pensione piena (che era stata abbassata dal governo Dini in funzione della condizione di 'doppio lavoro" svolta dalle donne dentro e fuori casa) è dovuta alla sentenza dei magistrati europei che hanno giudicato l'attuale sistema italiano una forma di 'discriminazione" fra i sessi. La proposta aumenta l'incertezza che i lavoratori respirano da tempo, anche se ad essere coinvolte sono solo le donne del settore pubblico, e in particolare quelle nate tra il 1949 e il 1955 e ancora sottoposte al sistema retributivo legato agli ultimi stipendi percepiti. Per le più giovani vige infatti il sistema misto tra retributivo e contributivo (con cui la pensione è conteggiata in base ai versamenti effettuati). Le più preoccupate sono le dipendenti pubbliche della classe 1949, che quest'anno compiono sessant'anni: «Il problema è proprio che molti scelgono in base all'emotività e alla paura, mentre in materia previdenziale servirebbero certezze», continua Ottini. L'incertezza non è una novità, e sta sprigionando i suoi effetti da tempo: Giuseppe Andreana della Cisl assicura che la preoccupazione degli ultimi giorni è in realtà endemica da almeno tre anni. Ciclicamente i telefoni iniziano a squillare all'impazzata. «In questi giorni c'è stato un aumento di richieste di chiarimento, ma non sono tante le sessantenni nel pubblico impiego: chi voleva andare in pensione è andato». A essere in bilico quest'anno, prima della decisione del governo, sono solo quelle della classe 1949, la maggior parte delle richieste viene dall'università. Un consiglio per chi deve decidere se andare in pensione prima che cambino le regole? Risponde Andreana: «Andare in pensione ora da un punto di vista economico è la scelta migliore: il rischio è che si passi a un sistema contributivo che, a parità di condizioni, porterebbe a una riduzione del 20-30% dell'importo della pensione rispetto al sistema retributivo». (a.gh.)