«Nessun abuso, la casa era un regalo»
PAVIA.«La casa? E' stato lui a insistere, voleva farmi un regalo. Per questo mi sono rivolto a un notaio ed è stato fatto l'atto di compravendita. Non ho approfittato di nessuno». Si è difeso cosi, ieri mattina in aula, Roberto Rossi, il vigile di Pavia di 55 anni che è a processo per appropriazione indebita e circonvenzione di incapace.
L'agente di polizia locale è accusato di avere approfittato della condizione di disabilità psichica e fisica di un parente, un suo cugino, per trattenere somme di denaro (circa 48mila euro, tra assegni, prelievi e titoli svincolati) dal conto corrente che l'anziano zio (padre della presunta vittima) gli aveva cointestato. Tutto comincia qualche anno fa, quando lo zio, il padre del ragazzo disabile, si ammala ed è costretto a farsi ricoverare in ospedale.
La prima preoccupazione è trovare qualcuno che si occupi del figlio, che si prenda cura di lui, gli paghi le bollette e gestisca i suoi soldi. Il vigile, anche in nome della parentela, si offre di farlo. L'anziano padre si fida. Chiama il direttore della banca e dà il via libera per la delega di Rossi sul conto corrente.
Il vigile comincia col richiedere il bancomat e fare dei prelievi. Ma alcuni movimenti (che riguardano anche l'acquisto di un'auto fuoristrada) non sfuggono al direttore della banca. Che decide di informare l'anziano. Parte la denuncia alla Procura. L'uomo deve anche rispondere dell'acquisto (fittizio, perché non venne corrisposto del denaro) di una porzione di casa, una villetta a Pavia, intestata al ragazzo disabile. «E' stato mio cugino a chiedermi di accettare questo dono - ha raccontato Rossi (che è difeso dall'avvocato Fabrizio Gnocchi) al giudice Pietro Balduzzi -. Lui insisteva, io prendevo tempo. A un certo punto non ne potevo più: ho chiesto consiglio per sentire un notaio, e alla fine abbiamo fatto un atto di compravendita. Perché non un atto di donazione? E' stato questo il consiglio del notaio». Che però, sentito in udienza, ha detto di non ricordare. Ma il concetto della casa come dono è stato sottolineato anche dalla moglie del vigile, Ivana Serrani, sentita come teste: «Lui, il ragazzo, continuava a rompere le scatole a mio marito. Abbiamo accettato la porzione di casa solo per farlo contento».
Il legale di parte civile, Barbara Bertoni, che segue le parti offese insieme all'avvocato Gionata Romagnese, ha chiesto più volte perché l'abitazione non fosse stata restituita quando venne avviato il procedimento penale. «Per ragioni di principio», ha risposto il vigile. Che, con un foglietto in mano, ha anche dato conto delle spese sostenute per il mantenimento del ragazzo e del padre (che nel frattempo è venuto a mancare) nei mesi in cui aveva disponibilità del conto corrente. «C'era una badante che prendeva 11 euro l'ora, per la quale ho dovuto prelevare circa 9.200 euro - ha dichiarato Roberto Rossi -. E poi il mangiare, i soldi che servivano al ragazzo per divertirsi e uscire. Io e mia moglie abbiamo fatto il possibile per lui». (m. fio.)