«L'accusa ai due romeni non cambia»
ROMA.Gli investigatori stanno lavorando «alla ricerca della verità nel pieno rispetto delle regole». Ma per ora, assicura il questore, «l'accusa ai due romeni non cambia». E non si cerca un terzo uomo. Occupa due pagine la nota emessa ieri sera dai vertici della questura e della procura di Roma sui fatti della Caffarella, lo stupro che ha visto arrestare due romeni ora scagionati dall'esame del Dna.
La nota che porta la firma del questore, Giuseppe Caruso, e del capo della procura capitolina, Giovanni Ferrara, è stata diffusa dopo un vertice a piazzale Clodio cui erano presenti anche il Pm Vincenzo Barba e il capo della Squadra mobile Vittorio Rizzi. Un vertice servito a fare il punto sulle indagini e sui nuovi esami di laboratorio disposti sui reperti che per ora non sembrano ricondurre ai due uomini arrestati: Alexandru Isztoika Loyos, il «biondino» reoconfesso riconosciuto dalla stessa vittima, e Carol Racz, l'uomo con «la faccia da pugile», entrambi in attesa di sapere se il tribunale del riesame, convocato per lunedi prossimo, accoglierà la loro richiesta di scarcerazione.
La nota ribadisce la correttezza di ogni atto compiuto. «Sono stati infatti gli stessi organi inquirenti - si legge - ad accogliere doverosamente tanto gli elementi a sostegno dell'ipotesi accusatoria che quelli favorevoli agli indagati, nel pieno rispetto delle regole processuali». Quindi il documento ripercorre la sequenza degli avvenimenti dalle ore 18 del 14 febbario.
I due ragazzi vengono subito ascoltati alla presenza dei genitori e la mattina dopo fanno l'identikit dei due aggressori. Dall'archivio fotografico si scremano alcuni volti tra i quali la vittima riconosce senza dubbi Alexandru. Il fidanzato, invece, riconosce con certezza un altro uomo che poi viene escluso perchè all'estero. Nel pomeriggio del 17 il fermo di Alexandru che, subito sottoposto al prelievo di saliva, confessa davanti al Pm, presente l'avvocato d'ufficio, fornendo dettagli che solo l'aggressore può conoscere. Salvo poi ritrattare. L'interrogatorio, che prosegue con la chiamata in correità di Racz, viene videoregistrato. Cosi scatta l'arresto di Racz, partito improvvisamente per Livorno, che nel frattempo viene riconosciuto fra sette segnaletiche da entrambi i fidanzati. Nelle stesse ore il sequestro, nella baracca che i due occupavano a Roma, di una tuta insanguinata. (n.a)