Bar del Senato, cancellati gli sconti

ROMA. Il risparmio andrà in beneficenza. Pressati, sbeffeggiati, accusati di «aver fatto del bullismo parlamentare» (Antonio Di Pietro), i senatori ci ripensano. Per rialzare del 20% (in valore assoluto pochi centesimi) il listino prezzi della buvette (il bar davanti all'aula di Palazzo Madama), interviene la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Renato Schifani. E pensare che i senatori stavolta c'entravano e non c'entravano, il merito (o la provocazione, basta decidere da dove si guarda) era tutto dell'efficienza organizzativa della società che per i prossimi 4 mesi ha in gestione il servizio ristoro della buvette.
Una multinazionale, Compass Group, che sforna ogni giorno milioni di pasti e che in Italia ha clienti che vanno dalla Fiat alla Bocconi, dai carabinieri a centinaia di scuole, al Senato e alla Camera. Perché Compass gestisce anche il ristorante del Senato e, quindi, poteva contare su economie di scala utilizzando la stessa cucina per confezionare anche i piatti veloci del bar.
Lunedi, primo giorno della nuova gestione (provvisoria in vista di una gara d'appalto da espletare fra 4 mesi), Compass ha tagliato i prezzi del 20%. Un primo a 1 euro e mezzo, un secondo a 2, il caffé a 42 centesimi, la birra a 1 euro e 60. Insomma pasto completo a 5,02. Qualità ottima, ma mangiando in piedi. Sabato scorso il pasto completo sarebbe costato un euro in più.
Mentre fuori imperversa la crisi, pensare che al Senato si mangi con 5 euro fa un po' impressione, magari anche rabbia. «Bullismo parlamentare - si è scatenato il leader dell'Italia dei valori - un malcostume contro cui urgono misure di buoncostume, tanto più in epoca di crisi». «Il listino, anche se calato di pochi centesimi - dice il senatore questore Benedetto Adragna, Pd - ha avuto un forte impatto all'esterno».
Meglio ripensarci, dunque, anche se per il bilancio del Senato (cui sovrintende il collegio dei questori) non cambiava niente: 1 milione e 427mila euro erano e restano. «I prezzi sono ribassati solo perché abbiamo potuto utilizzare le cucine del ristorante», conferma Giovanni Moralli, direttore del ristorante e della buvette. Risparmio, ma anche qualità migliorata. Tanto che ieri i senatori avevano preferito la buvette al ristorante (dove si paga poco di più).
«Il problema - osserva un senatore addentando un panino al prosciutto (ieri 1 euro e 17 oggi di nuovo 1 e 50) - non è tanto perché al Senato oggi una spremuta d'arancia si paghi 92 centesimi, quanto perché fino a sabato scorso costasse 1 euro e 20».
Fra le prese di posizione se ne segnalano tre. Federconsumatori: «I prezzi alla produzione sono in calo, ma l'effetto si percepisce solo alla buvette del Senato». Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione: «Il Senato apra la buvette e la mensa a tutti i cittadini». Il Confsal, sindacato vigili del fuoco: «I senatori ci invitino a pranzo che noi con i buoni che vanno da 3,31 a 7 euro non riusciamo a mangiare in nessun bar».