Vigne d'Oltrepo, si muovono i big del vino
BRONI. «L'Oltrepo pavese è come il Chianti, costa molto meno e fai gli stessi vini». Una verità? Può essere. Solo che un vigneto in Chianti lo paghi 160mila euro all'ettaro, il miglior vigneto di pinot nero d'Oltrepo non supera i 42mila euro all'ettaro. E' forse questa differenza a rendere molto appetibili le viti oltrepadane in un contesto nazionale in cui, nonostante la crisi, si torna ad investire nel vino. Dove conviene, però. E forse non è un caso che dopo big del calibro di Zonin, del Marchese Adorno, di Berlucchi e di Gianmarco Moratti altri grandi investitori si starebbero muovendo. A lanciare il paragone con il Chianti è stato proprio Moratti che dalle parti di Cigognola sta acquistando vigneti di barbera e di pinot.
I dati dell'Inea, l'Istituto nazionale di economia agraria, parlano chiaro. C'è un generale «riscatto del mondo rurale». Si torna ad investire nei terreni vocati. Ed in questo movimento l'Oltrepo fa registrare un incremento del valore dei vigneti. Le rilevazioni riguardano il periodo 2006-2007. In questo lasso di tempo si è registrato un più 4,7 per cento in più delle quotazioni medie. Nel 2006 il valore minimo era di 24 mila euro ettaro, il massimo 32 mila. Solo un anno dopo si dovevano aggiungere mille euro in più per la fascia bassa e duemila su quella alta (25mila e 34mila rispettivamente). Il balzo in avanti è il più alto dell'intera Lombardia. In Valtellina, dove un vigneto vale 78mila euro ettaro (quasi il doppio che in Oltrepo, peraltro), non c'è stata nessuna variazione. In Franciacorta nel bresciano, dove un vigneto pregiato lo si paga 205mila euro all'ettaro, il balzo in avanti è stato del 2,3 per cento. Certo è che l'Oltrepo parte dal basso. Una vecchia questione. Buoni vini, ma non abbastanza. Discreta immagine, ma non abbastanza per far salire il valore della vite. Le cose starebbero cambiando da quando dei nomi forti, da Zonin a Moratti, hanno scelto queste colline per investire. La caccia ai terreni starebbe muovendo il mercato fondiario. Circolano voci di altri arrivi di peso. Indiscrezioni su vigneti trattati dal gruppo Ilva di Saronno o dal gruppo siciliano Corvo di Salaparuta. Obiettivo, pare, il pinot nero. La stessa azienda Moratti, partita con il barbera, sta per lanciare un prodotto a base pinot nero, ovvero bollicine metodo classico: il «'More», spumante che, nel nome, richiama romanticamente il nomignolo che lega il rapporto tra Gianmarco e la moglie Letizia, sindaco di Milano. Ed è caccia ai vigneti pregiati. «Stiamo raccogliendo quanto fatto e faremo per rafforzare l'immagine territoriale - osserva Carlo Alberto Panont, direttore del Consorzio di tutela - Dalla a Docg per lo spumante alla caratterizzazione del nostro Pinot nero oltre alla prossima nascita di una condotta che aiuterà i produttori a livellare verso l'alto le produzioni». Alta qualità, denominazioni tutelate: vigneti che potrebbero essere più appetibili. «Basta poco, visto quanto valgono da sempre i nostri vigneti» si osserva tra i produttori locali. In effetti l'Oltrepo lo paghi, da sempre, meno dei vigneti della bassa collina del Reno nel bolognese e la stessa cifra dei vigneti dell'Irpinia centrale. Anni luce indietro ai 516mila euro all'ettaro che si devono sborsare per un vigneto nella zona di Valdobbiadene. Ora la risalita.