«Insulti a mio figlio», scrive alla Gelmini

STRADELLA. «Mio figlio deriso e insultato da un'insegnante. Costretto a cambiare scuola, visto che il preside non ha dato risposte plausibili alla mia richiesta di spostarlo dalla sezione dove si erano verificati i problemi»: l'accusa di Ornella Usai, mamma di Stradella, finisce sulla scrivania del ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini. Filippo Dezza, preside della media «De Pretis», respinge le accuse, parla apertamente di falsità, e annuncia azioni giudiziarie per tutelare la scuola. Le accuse che la mamma mette in fila nella lettera al ministro, in effetti, sono pesanti.
«Sono mamma di un bambino di 12 anni che a Stradella ha molti amici ed ha frequentato tutte le scuole - scrive al ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini la mamma di Stradella -. Mio figlio è un ragazzino educato al rispetto di tutte le persone (siano bambini o adulti), partecipa a molte attività sportive, che pratica con la passione e l'irruenza dell'età. Sappiamo che il passaggio dalle elementari alle medie è il primo passo verso il raffronto con realtà diverse, qualche volta anche problematiche. Ma sappiamo che se noi adulti sappiamo indirizzare e guidare i ragazzi in modo appropriato, questo percorso arriverà senza problemi. Gli adulti preposti a questo compito si trovano in famiglia, certamente, ma anche nella scuola dove i ragazzi trascorrono la maggior parte del tempo e dove instaurano i primi veri contatti con il mondo esterno».
Da questa premessa, che si può definire di metodo, la lettera passa all'attacco della scuola, ma in particolare di una insegnante: «Quando questi contatti avvengono in modo non corretto e falsato da atteggiamenti discriminatori, i danni che i ragazzi possono riportare sono gravi e avolte irreparabili - taglia corto la mamma -. Questo purtroppo è quanto accaduto a mio figlio. Lo strumento della comunicazione all'interno della scuola è stato utilizzato da un'insegnante per metterlo in imbarazzo, deriderlo, insultarlo e infine costringerlo ad abbandonalre gli amici e l'istituto il cui preside non ha voluto intervenire».
Scrivendo la lettera al ministro, la mamma di Stradella scende nei dettagli: «Sin dal primo giorno di scuola, gli insegnamenti (esclusi i didattici) che l'insegnante ha cercato di inculcare nei ragazzini sono stati di non difendere i compagni più deboli per essere degli 'sfigati" nella vita, e che la famgilia deve rimanere estranea all'ambito scolastico mentre i ragazzi non devono riportare ai genitori tutto quello che avviene in classe. L'insegnante, inoltre, invitava i ragazzini a fare gruppo con un compagno ritenuto da alcuni, mio figlio incluso, maleducato, prepotente, che si esprime in modo volgare». Da queste premesse la scelta di trasferire il figlio dalla scuola media di Stradella: «Di fronte a questa situazione - conclude la mamma - all'inizio di febbraio mio figlio mi ha comunicato che non intendeva assolutamente continuare a frequentare la classe. Ho chiesto al preside un cambio di sezione all'interno della stessa scuola di Stradella, oppure un trasferimento alla scuola media di Broni (con la stessa presidenza ndr), ma ho ottenuto un secco e netto rifiuto senza una spiegazione logica. A quel punto ho preferito iscrivere mio figlio in un paese a circa 10 chilometri di distanza con i disagi immaginabili per raggiungere la scuola».
(Ha collaborato Pierangela Ravizza)