Morte sospetta, prosciolti i sette medici
VOGHERA. Nessun errore da parte dei medici. Una morte tanto improvvisa quanto segnata dalla fatalità. Si è chiusa cosi, con un'archiviazione, l'inchiesta aperta dalla procura della Repubblica sulla morte di Sergio Bruschi, il cinquantasettenne vogherese deceduto all'ospedale cittadino il 23 marzo dello scorso anno e per la cui morte erano stati indagati ben sette medici del pronto soccorso. Difesi dagli avvocati Pietro Folchi Pistolesi (assiste cinque indagati), Claudia Foschelli e Pietro Trivi, escondo definitivamente di scena. I familiari di Bruschi, infatti, non si sono opposti all'archiviazione come spesso accade in situazioni del genere. Anzi, in qualche modo hanno ribadito la loro fiducia all'ospedale e ai suoi medici.
«A loro nome dico che siamo soddisfatti cosi - precisa il loro legale, l'avvocato Gianfranco Ercolani -. Anzi, sarebbe stato peggio se la procura avesse evidenziato degli errori, sarebbe stato un dolore maggiore per la famiglia. Oggi sappiamo, finalmente, che è stata una fatalità».
D'altro canto, dopo una lunga serie di indagini, la stessa procura, con il pubblico ministero Roberto Valli, aveva ritenuto di chiedere l'archiviazione. Decisiva per arrivare a questa conclusione è stata la perizia dei consulenti del pm e, in particolare, con quello nominato dal Gip, la dottoressa Yao Chen, dell'università di Pavia. La causa della morte era stata «la dissecazione dell'aorta» con «rottura nel suo tratto intrapericardico». Le cure prestate dai medici, in entrambi gli accessi al pronto soccorso dell'ospedale di Voghera, «risultavano adeguati al quadro clinico del paziente». Ma l'elemento principale è il seguente: «il paziente presentava un quadro tale da non consentire ai pazienti del pronto soccorso di individuare nella dissecazione dell'aorta la causa dei dolori e dei sintomi lamentati» da Bruschi. Non solo. Se anche fosse stata individuata quella causa, «un intervento chirurgico d'urgenza non avrebbe comunque avuto serie possibilità di successo».
In un primo momento, tuttavia, la vicenda lasciava dei dubbi. Il giorno di Pasqua, infatti, Sergio Bruschi - che abita al civico 29 di via Don Minzoni, a Voghera - inizia ad avvertire un dolore a una gamba, nella parte bassa del polpaccio, che diventa sempre più acuto. Verso sera Bruschi decide di farsi accompagnare al pronto soccorso dell'ospedale di Voghera, spaventato da quell'inspiegabile dolore. Dopo una visita, Bruschi viene rimandato a casa. Ma proprio rientrando nell'abitazione, sulla soglia, si accascia. Viene soccorso dai parenti, poi dai medici del 118, torna in ospedale su un'ambulanza, viene curato come meglio possibile. Purtroppo le sue condizioni sono ormai disperate. L'uomo si spegne durante la notte, sette minuti prima delle due.
A far pensare ad un errore, ad una sottovalutazione delle sue condizioni, è quel dolore alla gamba che sarebbe stato curato solo con degli antidolorifici. Tuttavia, dirà la perizia, il male al polpaccio difficilmente viene collegato ad un problema all'aorta. Improbabile. E infatti non viene considerata una situazione grave. Come non lo era stata considerata cinque giorni prima, in occasione di un precedente accesso al pronto soccorso. In quel caso, inoltre, i dolori erano stati ancor di più asintomatici. Insomma, secondo il perito, non ci sono state negligenze, omissioni, imcompetenze da parte dei sette medici che lo avevano curato. Il caso si chiude qui.