I nomadi arrestati si difendono «Quella droga non era nostra»

VOGHERA. Per ora restano in carcere: domani mattina, lunedi, il Gip del tribunale di Voghera deciderà la loro sorte. Ieri mattina, nel carcere di via Prati Nuovi a Voghera, c'è stata l'udienza di convalida dell'arresto per Mario Lichtemberger, 38 anni, e suo figlio Isolino, 19 anni. I due nomadi, che abitano nell'accampamento di Campoferro, mercoledi pomeriggio sono stati arrestati dalla polizia, che li ha sorpresi a Ghiaie di Corana con un etto e mezzo di cocaina pura, per un valore di 60 mila euro. Ad assistere padre e figlio è l'avvocato vogherese Manuela Albini.
Ieri mattina i due nomadi sono stati sentiti dal Gip, Donatella Oneto, che ha ascoltato la loro versione dei fatti. Il Gip si è preso alcuni giorni di tempo per studiare le carte, domani mattina comunicherà la sua decisione: e cioè se convalidare l'arresto e se accogliere la richiesta del Pm della custodia cautelare in carcere. Dal canto suo la difesa ha chiesto la concessione degli arresti domiciliari. «Posso solo dire - afferma l'avvocato Albini - che i miei clienti hanno dato una versione dei fatti diversa da quella ricostruita dalla polizia. Molti dettagli, all'apparenza secondari, in realtà sono determinanti. La loro ricostruzione sarà esaminata dal giudice. Inoltre padre e figlio negano con decisione che la droga sequestrata appartenesse a loro. Infatti non hanno mai avuto precedenti per droga». I due Lichtenberger sono accusati di detenzione di stupefacenti al fine di spaccio e di resistenza a pubblico ufficiale: avrebbero tentato di coprirsi la fuga investendo un poliziotto, e anche di avergli puntato addosso una pistola. «L'arma - spiega l'avvocato Albini - era un giocattolo con tanto di tappino rosso ed è stata trovata in una tasca posteriore dell'auto, che era una monovolume: questo per dire che dal posto di guida o da quello del passeggero non ci si arrivava. Quindi non credo proprio che padre o figlio durante la fuga abbiano potuto puntarla contro gli agenti e poi nasconderla là in fondo. Chiediamo gli arresti domiciliari soprattutto per il ragazzo, che ha solo 19 anni: da minorenne ha avuto qualche problema con la giustizia, ma ormai ne era uscito e anche piuttosto bene». (p.fiz.)