«Nulla ci restituirà Paolo»
VIGEVANO.«Non vogliamo più dire niente, come non abbiamo detto niente prima. Tanto per noi non cambia nulla». La madre di Paolo Acerbi, Umbertina, 52 anni, insegnante di scuola materna, ha voce solo per chiedere silenzio e rispetto per il suo dolore.
Ieri mattina, insieme al marito Felice e alla figlia primogenita Claudia era al tribunale di Pavia. Hanno voluto essere presenti per sapere come la giustizia avrebbe deciso sulla tragedia che ha sconvolto la vita della loro famiglia.
«Per i familiari di Paolo è come rivivere ogni volta i funerali, uno strazio tremendo», dice l'avvocato di parte civile, Paolo Larceri, che ha seguito fin dall'inizio la famiglia Acerbi nel suo calvario e nella sua richiesta di giustizia.
«Nel corso dell'inchiesta ho potuto apprezzare il lavoro di tanta gente, a partire dal pubblico ministero, che si è impegnata al massimo, con passione e scrupolo non fermandosi alle apparenze, ma cercando sempre di approfondire il caso - continua l'avvocato -. Quanto all'esito dell'udienza, possiamo dire che siamo soddisfatti a metà, anche se la parola 'soddisfatti" stona di fronte alla morte di un ragazzo di 19 anni. Hanno condannato il medico che hanno ritenuto responsabile, ma penso che le cose da chiarire siano ancora molte. Forse un atteggiamento più collaborativo verso la giustizia avrebbe aiutato a fare luce completa su quanto accaduto quel giorno al centro medico. Ieri tutti si sono avvicinati per stringere la mano ai parenti di Paolo, ma forse sarebbe stato meglio farlo prima». (l.g.)