Ennodio, il vescovo che scriveva libri

PAVIA. Sono centinaia e centinaia le spoglie e le reliquie di santi conservate a Pavia. E dietro ogni santo c'è una storia, una devozione. Oltre ai noti Sant'Agostino e San Siro, abbiamo pensato di fare un viaggio negli 'altri" santi di Pavia. Dopo San Gervasio e Protasio, ora tocca a Sant'Ennodio.

di Sisto Capra
«Potente nell'eloquenza, nobile nell'arte dell'insegnamento, vate generoso e sapiente, erigendo templi a Dio, li ornò di inni e di oro». Tra i santi dottori della Chiesa le cui reliquie impreziosiscono le chiese di Pavia, la palma del più colto spetta senza ombra di dubbio, ex-aequo con Sant'Agostino, a Magno Felice Ennodio, decimo vescovo di Pavia dal 514 al 521, poeta e storico, autore della 'Vita di Epifanio", un'opera fondamentale che colmò il vuoto della storiografia nei primi cinquant'anni dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 ed è la biografia di San'Epifanio, ottavo e primo grande vescovo di Pavia, in carica dal 466 al 497. La Chiesa di Pavia festeggia Ennodio il 17 luglio. Sepolte dal 1236 nel presbiterio della basilica di San Michele Maggiore, le reliquie di Ennodio ebbero la prima dimora fino al 17 luglio 521 nella chiesa di San Vittore Martire, che egli stesso aveva fondato per esservi tumulato. Si racconta che l'avesse fatta edificare in onore del santo per intercessione del quale era guarito da una malattia mortale. Oggi quella chiesa non esiste più e nulla la ricorda nel luogo in cui sorgeva, in Valle Vernasca al Ponte di Pietra, più o meno fra l'attuale rondò dei Longobardi e lo scalo ferroviario. In un vano della parete di destra dell'altare marmoreo in San Michele sono scolpiti i venti versi in latino dell'Epitaffio di Sant'Ennodio, opera del sesto secolo. Sulla parete frontale dell'altare, a destra e a sinistra di San Michele Arcangelo figurano Ennodio e Sant'Eleucadio, vescovo di Ravenna, le cui spoglie pure sono custodite nella basilica. Una statua di Ennodio, poi, sormonta l'ingresso della sacrestia. «L'importanza storica dell'epitaffio - scriveva nel 1912 il canonico Salvatore Bertolasio nella 'Cronistoria della basilica di San Michele Maggiore", pubblicata dalla Pime per iniziativa del compianto parroco don Giuseppe Orticelli - è si grande che non v'è scrittore grande o piccino che occupandosi di Ennodio o di epigrafia non lo abbia trascritto». A certificare la data apposta in calce all'epitaffio - «il giorno sedicesimo avanti le calende d'agosto, essendo console Valerio», cioè appunto il 17 luglio 521 - fu dall'alto della sua autorità assoluta il massimo storico della romanità, il tedesco Theodor Mommsen, venuto appositamente a Pavia a visitare San Michele l'8 ottobre 1867 e che accertò, senza lasciare adito a dubbi, che Ennodio visse tra il V e VI secolo, e non nell'VIII come alcuni sostenevano. Ma è tempo di raccontare, sia pure per sommi capi, la vicenda personale di Ennodio e di ripercorrerne l'opera letteraria più importante, la 'Vita di Epifanio". Ennodio nasce da una famiglia originaria di Arles, nella Francia meridionale verso il 473. E' una famiglia di rango senatorio alla lontana imparentato con la principesca 'gens" romana degli Anicii. Già a tre anni d'età egli è a Pavia, presso una zia, dopo aver perso entrambi i genitori. E qui vive il terribile assedio delle orde guidate dal capo barbaro Odoacre, che mettono a ferro e a fuoco Pavia, inseguono e uccidono il patrizio Oreste e depongono Romolo Augustolo, suo figlio tredicenne che per la cronologia è l'ultimo imperatore romano d'Occidente. «Tutta la città risplende come un rogo», testimonierà pochi anni più tardi Ennodio ancora traumatizzato da quelle visioni. Questo incendio di Pavia dovette lasciare un segno profondo nel ricordo delle generazioni che lo vissero, se al tempo della gioventù di Ennodio, gli allievi delle scuole di retorica di Ticinum, l'antico nome di Pavia, si esercitavano nelle declamazioni sulle supposte considerazioni di re Menelao a proposito dell'incendio di Troia. Ennodio a Ticinum frequenta scuole di grammatica e di retorica. Morta la zia, quand'era sedicenne e il re degli Ostrogoti Teodorico stava per insediarsi in città, il futuro vescovo si innamora di una ragazza di nome Speciosa. Poi, mutata la vocazione, si avvia alla carriera ecclesiastica, è ordinato diacono dal vescovo Epifanio nel 494 e si reca a Milano dove rimane fino al 513. La fama della sua personalità cresce, tanto che nel 507 egli viene incaricato di tenere il panegirico di Teodorico in visita a Pavia. Attorno al 510 lo ritroviamo diacono della chiesa milanese e collaboratore del vescovo Lorenzo, suo protettore e parente, che lo manda a Briancon, in Gallia. A Lorenzo ad un certo punto Ennodio spera di succedere, ma le sue ambizioni ambrosiane sono frustrate ed è cosi che nel 513 accetta l'investitura a vescovo proposta dal clero e dai fedeli di Pavia, alla morte del nono presule, San Massimo. Non conosciamo molto della sua opera pastorale, se non la doppia ambasceria che egli fa, in nome di papa Ormisda, nel 515 e nel 517 a Costantinopoli presso l'imperatore romano d'oriente Anastasio, per risolvere uno dei frequenti scismi che scuotevano la cristianità. Ennodio non ottiene l'effetto desiderato, anzi è sottoposto a ogni sorta di angherie e si salva a stento, rispedito in Italia su quella che oggi chiameremmo una carretta del mare. Di lui rimangono alcune opere letterarie e liturgiche, tra cui si ricordano 297 lettere, 10 opuscoli, 28 discorsi, 21 poemetti e 151 epigrammi. Ennodio non sarebbe diventato Ennodio se non avesse scritto la 'Vita di Epifanio", composta nel 501-504, che ha sempre goduto e gode di straordinaria fortuna anche in Francia, che lo considera una sorta di padre fondatore. Ennodio, convinto collaboratore e sostenitore di Teodorico, esalta l'azione del vescovo e maestro Epifanio, che il biografo delinea come abile mediatore diplomatico tra la nobiltà romana e quella barbara in ascesa, 'difensore della pace" e testimone della trasformazione di Pavia. La città che traspare attraverso il filtro dei fatti narrati da Ennodio emerge come centro nevralgico per gli equilibri militari, sociali ed economici dell'Italia settentrionale. E' l'epoca in cui l'asse delle comunicazioni si sposta verso nord, nella Valle Padana, con la nuova centralità acquisita dalla navigazione tra Ravenna, la capitale di Teodorico, e la rete fluviale del Po, del Ticino e degli altri affluenti. Proprio queste circostanze determinano le nuove fortune di Ticinum, promuovendola a un ruolo ben più preminente. Pavia assume ora una funzione in proprio: presto sede del 'Palatium", il Palazzo voluto da Teodorico, centro amministrativo, porto fluviale di rilevanza economica e militare, nodo di smistamento delle vettovaglie e sede di insegnamenti. Sono le prove generali della futura capitale d'Italia sotto i Longobardi.