Nomadi o no? Decidiamo sui Sinti
Il tema del campo nomadi sarebbe stato argomento da affrontare nel passato entro i termini di un contesto civile che si propone una reale integrazione di gruppi solo apparentemente «diversi» da quelli radicati.
Le direttive europee prevedono l'accoglimento di comunità di passaggio in luoghi attrezzati con servizi adeguati per la tutela della salute e dei diritti fondamentali. Tuttavia, le amministrazioni civiche dovrebbero decidere come considerare le comunità Sinti: sono «nomadi» o non lo sono? Quali stili di vita definiscono i cittadini «nomadi»? E' sufficiente un'autocertificazione?
Il rispetto delle consuetudini delle culture e gli atteggiamenti antidiscriminatori passano tramite la chiarezza su quel punto, che deve darsi senza infingimenti o opportunismi. Una comunità che risiede in città da più di quarant'anni non può plausibilmente dirsi «nomade». Basta voler vivere in roulotte per confermarsi tali? Non mi pare altrettanto plausibile.
Negli ultimi anni ho osservato piuttosto un gioco delle parti tra istituzioni locali e comunità Sinti tendente a dar per scontato quel carattere accettando la soluzione del «campo» come scontata e senza alternative. E' probabile che ci fosse una reciprocità conveniente, che però non ha fatto altro che alimentare sentimenti negativi dei cittadini pavesi «stanziali» nei confronti dei cittadini pavesi «nomadi».
Da sempre presentati cosi, hanno attirato su di sé il pregiudizio della diversità antelitteram, quella fondata sulla proprietà della terra. Per chi è stanziale questa struttura l'habitus; chi è nomade apparterrebbe invece ad una cultura altra e sfuggente, che appare nell'immaginario antropologico come quella che minaccia i «radicati» proprietari in virtù della propria libertà dai vincoli del bene fondiario. Sarebbe ora di affrontare fino in fondo questo nodo.
L'Amministrazione comunale uscente aveva stanziato 90mila euro per un progetto di nuovo campo per i Sinti. Non ha mai specificato dove l'avrebbe collocato. Tantomeno lo faranno in campagna elettorale; è tema che toglie consenso. Ma rimane là come idea territorialmente vaga, per accontentare da una parte i Sinti e dall'altra non inibirsi il favore dell'elettorato. Circa 35mila euro sarebbero andati ad associazioni per «mediare» e far accettare la comunità Sinti «nomade» da quella radicata. E' un circolo vizioso da interrompere. Se risiedono a Pavia da tanti anni, i figli hanno studiato qui, lavorano qui, qual è la necessità che spinge a dichiararne il «nomadismo»?
I diritti sono diritti, e si realizzano anche nello spazio. I campi hanno da sempre richiamato qualche tratto più o meno marcato di «extraterritorialità», o, nei peggiori contesti, i «ghetti». Ritengo che a Pavia non si debbano più sperimentare né i primi né i secondi, come all'ex Snia. Se bisogno ci sarà di accogliere comunità indigenti di cittadini europei, saranno necessarie aree attrezzate e regolamentate per una sosta breve in attesa di soluzioni a lungo termine, per evitare che le aree dismesse diventino specchio della nostra vergogna ed incapacità di gestire l'umanità, e ciò valga anche per i rapporti tra cittadini Sinti e cittadini Rom.
Per le comunità residenti finora nei campi cittadini vedo la proposta del prefetto Buffoni - distribuire gli insediamenti in piccole e distribuite aree - come temporanea. I cittadini europei di origine Sinti dovrebbero accedere ad abitazioni reperibili sul libero mercato. Il «nomadismo» autentico temo che si esprima con altre modalità da quelle fin qui mostrate dai nostri concittadini europei di origine Sinti.
Una posizione come quella espressa disinnescherebbe anche l'uso strumentale che dei campi per le comunità Sinti potrebbe essere agevolemente fatto nell'imminente campagna elettorale.
Irene CampariCircolo Pasolini, Pavia
I candidati e le ronde
contro l'evasione fiscale
Nell'incipiente campagna elettorale per il Comune di Pavia sarebbe bene che i candidati prendessero una posizione chiara e impegni precisi sulle ronde, perché è ora di finirla con l'illegalità dilagante. La prossima amministrazione dovrà fare di tutto per supportarle, con adeguati finanziamenti e equipaggiamenti.
Se non bastano pettorine e walkie-talkie, ci si attrezzi con fischietti, triccheballacche e, per i casi indomabili, con bengala al fosforo bianco.
A determinate condizioni, se è una cosa seria, anch'io sarei disposto ad arruolarmi: ho prestato servizio nel genio trasmissioni (dovrei però dare una rinfrescata all'alfabeto Morse). Ma forse c'è un equivoco. Sto parlando di ronde contro l'evasione fiscale.
Franco OsculatiPavia
Rivanazzano, urbanistica
L'assessore che promette
L'assessore all'Urbanistica Andrea Deglialberti parla delle linee guida per il nuovo piano di governo del territorio e non capisce perchè la minoranza abbia potuto votare contro. E, allora, l'accusa di partito preso e, in uno slancio fantozziano, di non aver capito cosa andasse a votare. Si è dimenticato che in consiglio, su ciò che aveva appena letto, non è stato capace di fornire le dovute spiegazioni su punti fondamentali. Avrebbe dimostrato che, almeno lui, aveva capito. Ma l'assessore sa parlare bene e promette.
Come quella di diminuire l'incremento degli abitanti, ora previsti in 8.200, per cui diversi terreni ora edificabili non lo saranno più a nulla valendo l'Ici pagata ma non per lui; o di prevedere un grosso supermercato dopo la promessa pubblica di negarli. O le belle parole per l'ambiente dopo aver bocciato l'aumento dei componenti della commissione relativa; o le interessanti possibilità per l'aeroporto dopo aver cancellato la partecipazione all'aumento di capitale che era il primo passo; o la necessità di un asilo nido in loco dopo averlo negato poco tempo prima. E cosi di seguito. Ma l'assessore sa parlare bene e promette.
L'assessore Deglialberti, che non riesce a spiegare le cose proprie senza accusare gli altri (chissà perchè), mi accusa per quanto non ho fatto per il Pgt in due anni e mezzo (eletto giugno 2004, cessato novembre 2006). Non ricorda che la legge urbanistica regionale (sua materia) è entrata in vigore a fine marzo 2005 (non 2004) e che, subito dopo le precisazioni regionali, ho iniziato le pratiche relative. Nero su bianco. L'accusa, fasulla, non è però riuscita a distrarre l'attenzione sull'anno e mezzo che hanno impiegato per trovare i soldi per il Pgt. Anche perchè quelli previsti, fasulli, li ha costretti a ritornare in consiglio comunale per chiudere il buco. Non so se l'assessore sa parlare bene. Ma promette.
Beniamino BarbieriRivanazzano
Certosa, il sindaco: mai
vietato manifestazioni
Chiedo ospitalità in riferimento a quanto pubblicato sul suo giornale domenica 22 febbraio riguardo alla mancata autorizzazione ad utilizzare il Centro sportivo comunale di Certosa di Pavia per una manifestazione politica.
Non mi appassiona molto polemizzare, ma per una corretta informazione, voglio evidenziare lo stravolgimento della realtà perpetuata dai sigg. Cozzi e Zucca che, nelle loro dichiarazioni, affermano che il sottoscritto ha vietato una manifestazione di partito e di conseguenza impedito anche il diffondersi di idee, programmi, e chi più ne ha, più ne metta.
Nel Centro sportivo comunale (da non confondersi con il vecchio campo sportivo, attualmente in buona parte non più di proprietà comunale), non si sono mai tenute manifestazioni di partito, di conseguenza non ho ritenuto opportuno interrompere questa prassi consolidatasi nel tempo, peraltro condivisa da tutte le Amministrazioni che si sono succedute a Certosa.
Come ho già affermato, ed è evidente, la questione riguarda l'utilizzo del Centro sportivo, non il diritto di manifestare.
Ritengo denigratoria ed offensiva la frase «... Il Comune ha vietato l'autorizzazione ad effettuare la nostra manifestazione politica su suolo pubblico...». E' mia intenzione, pertanto, tutelare la mia posizione rispetto ad espressioni false e pretestuose, verificando nel contempo, insieme ai miei consulenti legali, se si configurano nella fattispecie, condizioni diffamatorie.
Per quanto riguarda l'immancabile pensiero del consigliere Zucca che parla di «... meccanismi antichi...», anche questa volta non fa altro che confermare la sua propensione ad intervenire con le solite frasi fatte di cui erano pieni i volantini di partito una ventina di anni fa.
Bruno Garlaschellisindaco di Certosa di Pavia
Il prelievo-donazione
dall'uomo che è in coma
Gentile Cristina, rispetto il suo dissenso circa il prelievo-donazione del seme da parte del malato in coma, lei invoca il mutuo consenso degli attori a supporto del suo dissenso. Mi permetta di vedere la cosa da un'altra angolazione.
In primis ritengo che per un uomo che sta per lasciare questa vita terrena la donazione del suo seme non lascerebbe dubbi circa il suo consenso. Chi si sentirebbe in coscienza di affermare che «forse» potrebbe anche essere contrario?
Certamente tutto può essere, personalmente ho forti dubbi e ogni uomo può provare a pensare di sostituirsi per un momento a questo malato e chiedersi che cosa farebbe al suo posto, considerando altresi che ha avuta la fortuna di avere al suo fianco una donna cosi forte, coraggiosa oltre ogni limite, e, soprattutto, devotamente innamorata, e personalmente le auguro tanta e tanta fortuna.
Circa ancora il mutuo consenso possiamo immaginare quanti e quanto concepimenti di vite sono avvenuti, esemplifico nelle auto di sera, nelle spiagge, nei motel, negli hotel e chissà dove. E vi era il mutuo consenso degli «attori» alla procreazione in questi fugaci rapporti d'amore? Ma penso proprio di no!
Torno a ripetere, senza mutuo consenso, allora, lei queste nuove vite le considera come? Di serie B?
Bello l'assioma del Maestro: sepolcri imbiancati, netti di fuori e marci di dentro. (Non diretto a lei, gentile Cristina, ma al sistema tutto).
GianCarlo MainardiPavia
Il ricordo di Charlette
che adesso vola libera
Charlette / dolce nome aggraziato / melodioso, come fosti tu.
Fiore gentile di primavera / che indora i nostri pendii / ma al contempo tenace / come il cardo che cresce nei fossi.
Ti vidi in quel letto / ti tremavano i polsi / gli occhi color del lino / spalancati alla vita / che piano ti stava sfuggendo.
Le tue piccole mani / leggere e morbide come / quelle di una bimba / stringevano con la forza di madre / le mani forti e possenti / di un giovane uomo / dal dolce sorriso simile al tuo.
Ed allora fu l'amore grande / ad invadere di gioia sacrale / con luce divina / la penombra di quella stanza.
Quale turbamento mi prese!/ «Oh Signore» / pregai / «Se tu potessi imporre le tue mani sul corpo di questa donna, essa guarirebbe».
Charlette, ora voli libera / felice come un rondine / il tuo nido è nel cielo / vai leggera dietro il vento / e ti basta la gioia di una canzone.
M. F.Gruppo femminile della Cri di Casteggio