L'Italia farà da ponte con l'Iran


NEW YORK.È stato l'Iran e in generale la regione mediorientale al centro dei colloqui di ieri a Washington fra il ministro Frattini e Hillary Clinton, uno dei primi incontri ufficiali al dipartimento di Stato da quando la ex First Lady è diventata la massima diplomatica americana.
Il capo della Farnesina è giunto nella capitale Usa giovedi e in preparazione all'incontro con Hillary si è visto con Richard Holbrook, inviato speciale di Obama in Pakistan e Afghanistan. Colloquio anche con la Speaker della Camera Nancy Pelosi con la quale Frattini aveva gettato le basi della sua visita a Washington la scorsa settimana a Roma. Il ministro ha discusso con la Clinton l'ipotesi di una missione diplomatica in Iran dell'Italia, forte dei buoni rapporti intercorsi negli corso degli anni fra Roma e Teheran. L'idea è di esaminare la possibilità che il governo iraniano venga coinvolto nelle discussioni per cercare di riportare stabilità nella regione. Hillary nella sua prima missione diplomatica in Asia aveva già lasciato intendere la sua apertura nei confronti di Teheran, un approccio diametralmente opposto a quello tenuto per otto anni da Bush.
L'apertura all'Iran, ha spiegato Frattini, potrebbe esprimersi sotto forma di un invito a partecipare alla conferenza regionale sull'Afghanistan e il Pakistan che si terrà in giugno a Trieste a margine del vertice del G8. «Sarebbe un passo politico in avanti evidente a tutti», ha commentato il capo della Farnesina parlando di «trasparenza dei giochi» per il ruolo politico dell'Iran nella regione. L'idea di Frattini di aprire all'Iran ha ottenuto risposte positive da Londra e da Parigi.
A.V.

dal corrispondente