Fuori dall'Iraq entro l'agosto del 2010
NEW YORK. L'America lascia l'Iraq entro il 31 agosto 2010. Sarà una ritirata graduale e concordata dalla Casa Bianca con gli alti ranghi militari del Pentagono. Lo ha dichiarato ieri Barack Obama precisando che entro quella data - 3 mesi in più rispetto a quella annunciata in campagna elettorale - terminerà la parte bellica della presenza americana nel paese. Dall'agosto 2010 in Iraq rimarrà solo un contingente temporaneo, 35-50 mila uomini con ruolo di supporto alle truppe irachene. Assisteranno l'esercito locale nella fase di addestramento e daranno supporto alle operazioni civili portando avanti missioni di antiterrorismo.
Obama ha anche lanciato un segnale a Siria e Iran. Il futuro del Medio Oriente, ha spiegato, passa anche attraverso un dialogo con questi paesi: «Ecco perché stiamo puntando di nuovo ad Al Qaida in Afghanistan e in Pakistan; sviluppando una strategia con tutti gli elementi del potere americano per prevenire l'Iran dallo sviluppare l'arma nucleare; e attivamente cercando di raggiungere una pace duratura tra Israele ed il mondo arabo».
Obama ha confermato che il 31 dicembre 2011 gli ultimi soldati americani in Iraq saranno fuori dal paese, in base a un accordo con il governo iracheno firmato lo scorso anno dall'amministrazione Bush.
Il presidente ha parlato anche del ruolo diplomatico che gli Stati Uniti intraprenderanno nei prossimi mesi, sotto la guida dell'ambasciatore Chris Hill al fine di rafforzare le istituzioni in Iraq, assumere un ruolo di mediatore fra le diverse fazioni irachene e agire all'interno dell'Onu per una completa reintegrazione dell'Iraq sulla scena internazionale.
«La soluzione a lungo termine in Iraq è politica, non militare», ha affermato Obama lanciando anche il messaggio alla popolazione irachena che gli Stati Uniti non hanno alcuna ambizione territoriale sul paese e rispettano la totale e completa sovranità del governo di Baghdad.
Per annunciare la data del ritiro il presidente ha scelto un luogo familiare agli italiani, Camp Lejeune, la base dei Marines in North Carolina dove si tenne il processo contro i Marines accusati della strage di Cavalese. L'intervento di Obama è giunto in diretta anche alle truppe americane in Iraq che hanno salutato con un lungo applauso l'inizio della fine della loro missione.
Decidendo a favore di tre mesi in più in Iraq il capo della Casa Bianca ha trovato una formula di compromesso tra le fascie più liberal degli americani e gli esponenti conservatori più vicini al Pentagono.
«È una scelta equilibrata», ha commentato il senatore democratico Richard Durbin. Perfino John McCain, il rivale repubblicano di Barack Obama nella corsa alla Casa Bianca, ha espresso parole di sostegno al piano del presidente.
Le migliori intenzioni di Obama comunque non escludono che i piani possano cambiare se la situazione della sicurezza degenerasse nei prossimi mesi.