«Se in campo manca l'educazione»
MORTARA. Giorgio Veronelli è un veterano del basket, di partite in vita sua ne ha viste tante, fino ai massimi livelli. La chiacchierata con lui diventa spunto per diversi argomenti, primo tra tutti il modo in cui i ragazzi affrontano queste partite, un modo che a volte sembra remissivo. E per ragazzi cosi giovani, se manca la voglia, manca tutto: «Siamo falcidiati dagli infortuni, ma questo non giustifica la tensione emotiva mostrata dai miei. Eppure possiamo dare molto di più di quanto offerto con Pavia».
«Questa stagione è stata tormentata fin dall'inizio - lamenta Veronelli - la squadra ho potuto assemblarla solo a fine settembre. Non sapevo se avrei dovuto allenare l'Under 17 o l'Under 19. Alla fine con Coma, l'altro allenatore, abbiamo optato per l'Under 19 con due squadre, A e B. Ho dovuto 'prestargli" il mio secondo quintetto, ritrovandomi quindi con una rosa molto impoverita rispetto a quella che avevo in mente, però l'idea era di non mandare a casa nessuno. Poi c'è stato il giocatore più forte che se n'è andato all'improvviso, semplicemente comunicandomi al termine di un allenamento che non si sarebbe più presentato». Veronelli spesso si trova a dover fare i conti con questo tipo di atteggiamento: «E' accaduto anche nel match con Pavia: c'era chi aveva voglia di giocare, chi voleva strafare, chi invece era completamente assente. Ma ciò che mi dà particolarmemte fastidio è l'incapacità di qualcuno di rapportarsi con il campo, rispettando innanzitutto i compagni. Eppure ho appositamente tenuto in squadra un ragazzo disabile, che molto spesso è il migliore in campo. Il rispetto è ciò per cui combatto, e per cui spero cambi qualcosa anche a livello federale».