«Lo hanno lasciato su quella panchina»


PAVIA.Sangue sul marciapiede, gocce sulle strisce pedonali. Una mamma trascina via la sua bambina che guarda ostinata la panchina di pietra macchiata di rosso. Su quella panchina lunedi notte è stato lasciato Tamir, cosi lo chiamava chi lo conosceva, 22 anni, di origine egiziana. La gola tagliata. E le tracce di sangue erano ancora li ieri, nessuno le ha lavate.
Hanno visto tutto due fratelli egiziani Adel e Mohamud Abbas Hosny el Shikh, che gestiscono la macelleria accanto al civico 19 di viale Indipendenza, dove il giovane egiziano è stato accoltellato. Nel loro negozio c'è coda, i clienti si mettono in fila. E tanti sono italiani. Lo si nota perché in contrasto con quel «son sempre loro, c'entrano sempre gli stranieri» che è stato uno dei primi commenti a quanto avvenuto lunedi sera. Vendono carne, salsicce, barattoli e lattine con sinuose scritte in arabo. Puntellati nel negozio bastoncini di incenso diffondono un odore dolce. Sono egiziani anche loro, come il giovane che hanno visto accoltellare e che conoscono. «C'erano due egiziani e due marocchini - racconta Adel, nella sua macelleria - I marocchini gli hanno chiesto dei soldi, ma Tamir ha detto di no. E l'altro ha tirato fuori il coltello». Poi Adel mima il gesto della lama che taglia la gola. E racconta del sangue colato sui vestiti, del giovane con le mani sul collo, delle gocce che colavano sul pavimento. Di come il giovane egiziano è stato preso di peso e portato fino alla panchina, di fronte all'entrata del palazzo. Poi sono arrivati polizia e carabinieri. I due fratelli sono stati sentiti come testimoni. Avevano ancora addosso i grembiuli bianchi che usano in macelleria.
Ma perché litigavano? «Forse gli doveva dei soldi - dice Adel - magari gliene doveva tanti, perché per pochi euro non si tira fuori un coltello». Soldi legati alla droga? «Forse», risponde il macellaio un po' scosso. Nell'appartamento di Tamr non c'è più nessuno. «Son andati via tutti - spiega il testimone - erano senza documenti e non è rimasto più nessuno». Una fuga motivata dalla paura di essere trovati senza il permesso di soggiorno. Una fuga diversa da quella di Mouhamed Mouklhisse, arrestato per tentato omicidio. «Dopo che ha colpito Tamr è scappato - ricorda Adel - ho sentito che gli dicevano di correre».

Marianna Bruschi