Il Pavia sfiora il colpo grosso
RODENGO SAIANO. Il febbraio radioso del Pavia, dieci punti in quattro partite, si chiude con un pareggio che ha peso specifico pari, se non superiore, alla vittoria di Carpenedolo, per caratura degli avversari e gioco espresso in campo. Fino a un quarto d'ora dal termine, gli azzurri cullano il sogno di violare l'imbattuto Comunale di Rodengo Saiano, difendendo allo spasimo il minimo vantaggio, frutto di una magia di capitan Carbone. Ma il punticino finale, dopo l'1-1 di Sandrini favorito da una sfortunata deviazione di un comunque superlativo D'Amico, resta pesante, perché conquistato fermando la seconda forza del campionato, che all'andata aveva spadroneggiato al Fortunati. Un punto tutt'altro che casuale o fortunato, ma figlio di un gruppo che ha ormai acquisito una sua personalità, pronto al sacrificio e a sopperire con il collettivo alle assenze individuali.
Domanda obbligata: questo Pavia lontanissimo dalla squadra timida e impacciata di inizio stagione, può valere i play off? La parola resta tabù per Amedeo Mangone: «I tifosi sognino pure - ha dichiarato a fine gara il tecnico azzurro, molto soddisfatto della prova dei suoi - ma noi dobbiamo restare con i piedi per terra, badando a raggiungere quella che resta la priorità assoluta: la salvezza. Forse c'è chi dimentica che eravamo ultimi in classifica. Poi, se fra tre partite saremo a quota 42, è chiaro che un pensierino lo faremo». Dello stesso avviso Pato D'Amico, migliore in campo a Rodengo: «Ha ragione il mister, dobbiamo affrontare ogni partita con grande determinazione, senza porci obiettivi se non quello di fare risultato». Mangone sparge acqua sul fuoco dei facili entusiasmi, nei suoi panni è logico che lo faccia, per non alimentare inutili illusioni, e tenere il gruppo compatto, testa bassa e pedalare, ma il Pavia concreto, cinico, a tratti persino spavaldo dell'ultimo mese, una sua ambizioncella la può coltivare. Lo si è visto anche a Rodengo, cuore della ricca Franciacorta. Mangone ha problemi in attacco, privo di Campolonghi e del suo naturale sostituto Longobardi, e allora spedisce Carbone nel ventre della difesa avversaria, con De Vincenziis a spaziare sull'intero fronte offensivo e Brighenti trequartista. Benny ripaga la fiducia con il tocco di magia che al 10' sblocca il risultato: il capitano riceve palla da Ivan e inventa un tiro ad effetto dal limite che inganna Lamacchia. Il Rodengo accusa il colpo, mentre il Pavia si difende con ordine e concede nulla agli avanti di casa. Anzi, un paio di pericolosi contropiede azzurri sfumano per un nonnulla. La truppa di Braghin cresce solo nell'ultimo quarto d'ora, quando il Pavia fatica a tenere palla dalla metà campo in su - qui si sente la mancanza di Campolonghi, maestro nel far salire la squadra - e concede metri agli avversari. Al 33' Sandrini spara alto da buona posizione; 6' più tardi, Sinato e Preti si ostacolano in area e il Pavia si salva. Allo scadere, l'occasione migliore per il Rodengo: Bonomi anticipa Fogacci ma spedisce alto di testa da pochi passi.
Ripresa. I padroni di casa alzano il ritmo. Braghin spedisce nella mischia Marrazzo e poi Guariniello, due punte, per un Rodengo a trazione anteriore. Il Pavia vacilla, ma tiene. D'Amico non perde la testa nella burrasca, lotta, recupera e smista palloni su palloni, ben coadiuvato da Menicozzo e da un ispirato D‘Agostino sulla fascia sinistra. Mangone si cautela inserendo Gatto al posto di Brighenti, e ridisegnando la squadra con il 4-4-2. Ma al 29', proprio quando il Pavia sembrava poter uscire indenne dal forcing avversario, Sandrini da fuori area pesca il jolly, favorito da una sfortunata conclusione di D'Amico che spiazza Serena. Il Rodengo ha ormai finito la benzina e non si rende più pericoloso, mentre il Pavia fa di nuovo capolino in avanti, ma una conclusione a lato di De Vincenziis è poco per ambire al colpaccio. Finisce 1-1. Giusto cosi.