Il Tesoro Usa entra nelle banche

MILANO. Continuano ad arrivare brutte notizie sul fronte dell'economia e della finanza, dagli Usa all'Europa, fino ai Paesi dell'Est: non tutti sarebbero in grado di far fronte al debito. L'amministrazione Obama pensa alla possibilità di una nazionalizzazione parziale e a tempo di colossi bancari come Citigroup e Bank of America, mentre dalla commissione europea arriva un suggerimento ai governi, quello di valutare la nazionalizzazione delle banche in difficoltà. Il Tesoro degli Stati Uniti e la Federal Reserve, cioè la banca centrale, «garantiscono il loro pieno sostegno al sistema bancario americano e assicurano di essere pronte a concedere nuovi aiuti alle banche». Gli interventi sono per ora considerati «temporanei e strettamente legati alla fase di congiuntura». Secondo il Wall Street Journal il governo federale sarebbe vicino all'acquisto di una fetta del colosso bancario Citigroup.
In mani pubbliche dovrebbe finire il 25%, ma c'è chi ipotizza un intervento del governo fino al 40% del capitale.
L'Unione europea.«Valutate le ipotesi di nazionalizzazione». E' l'appello, quasi drammatico, che la Commissione Ue rivolge ai governi al momento di preparare le linee-guida per gestire gli asset tossici. Infatti il problema dei titoli spazzatura non è ancora stato risolto. «E un nuovo rallentamento economico potrebbe provocare un ulteriore deteriormaneto della qualità del credito», sostiene l'Unione Europa.
La stessa Ue potrebbe dover salvare uno Stato membro in difficoltà, anche se è improbabile che ciò avvenga, specialmente nell'Eurozona. Lo dice il Commissari Ue agli affari economici, Almunia.
Poco credito.«C'è un calo dell'offerta di credito», dice la Bce, la Banca centrale europea. Che cosa vuole dire? Che le banche offrono meno denaro. E perchè? Perchè hanno bisogno di liquidità o per coprire le perdite. Non solo, ma c'è anche poca domanda, ovvero le imprese e le famiglie si guardano bene dal chiedere mutui o finanziamenti alle banche.
Lo dice la stessa Bce: «Le aziende hanno rimandato gli investimenti di riflesso al peggioramento delle prospettive economiche».
Dunque la situazione rischia di precipitare perchè potrebbe partire (se non è già partita) una 'spirale negativa" che coinvolge economia reale e mondo della finanza. «Non ci sono dubbi - dice il presidente della Bce, Trichet - che la situazione è molto difficile». Infine un appello alle banche che dovrebbero mettere a disposizione del credito i fondi ottenuti dai governi.
Il Fmi.I Paesi del G20 chiedono al Fondo monetario internazionale di intervenire per salvare i Paesi fortemente colpiti dalla crisi. Però il Fondo, scrive il Financial Times, non è in grado di aiutare nessuno. Infatti servirebbero 500 miliardi di dollari, ma in cassa ce ne sono soltanto 142, oltre a 50 miliardi 'reperibili nel breve termine".
In prima fila, nella lista dei Paesi che hanno bisogno di aiuto, ci sono la Lettonia, la Romania e l'Ungheria, ma per l'ex capo-economista del Fmi, Rogoff, «il Fondo non ha neanche lontanamente le risorse per sostenrre tutti i Paesi dell'Europa dell'est».
Il Pil tedesco.La Germania potrebbe chiudere il 2009 con un calo del Prodotto interno lordo del 5%. Lo sostiene la Deutsche Bank. «Il calo - si afferma in una nota - sarà del 5% se nei mesi estivi ci sarà una ripresa, altrimenti saprà supriore».