di Gigi Furini

MILANO. «Ci aspettano due anni difficili, stiamo assistendo a un forte deterioramento dell'occupazione», dice Mario Draghi. «Il governo ha da tempo gestito questo fenomeno», risponde Giulio Tremonti. E' un botta e risposta a distanza, quello fra il governatore della Banca d'Italia e il ministro dell'Economia. Il primo a Milano, davanti a un platea di banchieri e imprenditori, il secondo a Roma. Stando ai numeri che vengono esposti, il tempo sembra volgere al brutto perché la crisi finanziaria che ha colpito i mercati non avrebbe ancora fatto sentire, in pieno, i suoi effetti sulle aziende, sul mondo del lavoro, sulle società che chiedono, invano, prestiti alle banche. Mario Draghi fa un intervento a tutto campo.
L'occupazione.«Le ripercussioni sull'occupazione - dice - non si sono ancora pienamente manifestate, gli indicati disponibili per i mesi più recenti prefigurano un netto deterioramento». Poi entra nei dettagli: «Nel terzo trimestre del 2008 l'insieme dei lavoratori interinali e a progetto sfiorava i tre milioni. Circa quattro quinti di questi lavoratori hanno un contratto a termine che scade entro un anno e su di loro grava un rischio particolare».
«La crisi - aggiunge - può colpire con intensità le fasce deboli e meno protette, i precari, i giovani, le famiglie a basso reddito». Dai problemi dei lavoratori a quelli delle aziende. «Gli indicatori degli ordinativi, delle giacenza di magazzino, dell'utilizzo della capacità produttiva, segnalano il protrarsi dell'andamento negativo nei prossimi trimestri». Come dire che siamo in mezzo al guado, ancora lontani dalla riva.
Tremonti.Il ministro dell'economia risponde di aver fatto il possibile e che «pochi giorni il governo ha siglato con le Regioni un importante accordo sugli ammortizzatori sociali, siamo convinti di aver visto per tempo i fenomeni e di averli gestiti nel modo migliore».
Le reazioni.Si fa sentire il ministro ombra del Pd, Bersani: «Non basta dire quello che si è fatto sugli ammortizzatori. Per le piccole imprese non si è fatto nulla. Ci sono opere pubbliche da attivare immediatamente. Affrontare questa nuova situazione senza una vera manovra economica ci lascia disarmati».
Le banche.Il governatore di Bankitalia dedica nel suo intervento molto spazio ai problemi del sistema bancario, nella morsa di una crisi che sembra senza fine. «Il 2009 e il 2010 saranno anni difficili e le banche devono attivarsi per affrontarli. Bisogna creare le condizioni per garantire flussi adeguati al credito, per evitare l'avviarsi di una spirale fra restrizione creditizia e peggioramento dell'economia».
Le banche, però, sono in grave difficoltà e hanno bisogno di capitali freschi. Come fare? Non si esiti a utilizzare i Tremonti-bond, dice in sostanza Draghi, «perché diventa pressante procedere a nuove ricapitalizzazioni».
Il problema, comunque, è lontano dalla soluzione perché gli istituti di credito hanno in pancia gli ormai famosi 'titoli tossici", cioè le emissioni che un tempo erano garantite dai prestiti, ma che diventano carta straccia quando il debitore non è più in grado di pagare le rate. E Draghi, partendo da questo, sostiene che le banche per tornare ad attirare capitali privati devono, per prima cosa, dimostrare l'assoluta trasparenza degli atti. Come dire che, senza chiarezza sui bilanci sarà impossibile, per le banche, attirare nuovo risparmio. Per questo è necessario che i 'titoli tossici" vengano scorporati e trasferiti a 'enti separati". Su questo sono d'accordo sia Draghi che Tremonti. Anzi, il ministro arriva a definirli 'titoli radioattivi" avvertendo che i soldi freschi che arriveranno alle banche (cioè i Tremonti-bond) servono soprattutto alle imprese. Insomma, le banche non dovranno trattenre questo denaro, ma dovranno riprendere a erogare crediti. «Perché - chiude Draghi - proprio dalle banche si attende un'azione decisiva di sostegno per uscire dal gorgo della crisi. Non c'è motivo per farsi prendere dalla sfiducia e, nel contempo, non dobbiamo ricorrere al protezionismo, definita «una sirena illusoria e distruttiva».