Veronesi: è un obbrobrio giuridico

ROMA. Per Umberto Veronesi «non è una legge, è un obbrobrio», per Massimo D'Alema «è assurda e antiscientifica» mentre monsignor Fisichella parla di «un buon passo». S'infervora la polemica all'indomani del via libera della commissione Sanità del Senato al disegno di legge sul testamento biologico voluto dalla maggioranza. Il testo approderà in aula il 5 marzo e intanto è scontro anche nel Pd tra chi, come Ignazio Marino, vorrebbe bocciarlo e chi, come la cattolica Dorina Bianchi, vorrebbe limitarsi a migliorarlo.
«Si cannibalizza. È un obbrobrio giuridico». Cosi l'oncologo e senatore del Pd Veronesi ha definito il ddl aggiungendo che «è un peccato» che in commissione al Senato Marino sia stato sostituito nel ruolo di capogruppo del Pd dall'ex Udc Dorina Bianchi che nella votazione di giovedi si è astenuta. Il disegno di legge è passato in commissione Sanità con 13 voti favorevoli, 6 contrari e 3 astenuti, questi ultimi tutti del Pd.
Anche Massimo D'Alema ha definito «un grave errore sostituire Marino» aggiungendo che «la libertà di scelta in materia di trattamenti sanitari è un principio costituzionale e di civiltà». I democratici, insomma, promettono battaglia in Parlamento e intanto mettono a punto gli emendamenti al testo, che partano dal presupposto, come ha spiegato lo stesso Marino, «che le indicazioni di un paziente o di una famiglia sulle terapie da fare o da non fare debbano essere prevalenti». Ma intanto lo scontro interno al partito resta. «La Bianchi aveva il dovere di farsi carico della posizione maggioritaria oppure doveva rinunciare alla funzione che ricopre», ha accusato Barbara Pollastrini. Ma la neocapogruppo si difende: «Ho premesso che mi esprimevo a titolo personale e che nel gruppo c'erano sensibilità diverse».
Contro il ddl Calabrò scende in campo anche Claudio Fava, segretario di Sinistra democratica, secondo il quale è «un falso» che va «contro la libertà di scelta degli uomini e delle donne, viola l'articolo 32 della Costituzione, introduce l'idea di uno Stato etico». Sulla stessa linea anche Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato del Pdl: «È contro lo stesso principio della libertà di cura».
A difendere il testo della maggioranza è invece il Vaticano. Il voto favorevole giunto dalla commissione Sanità di Palazzo Madama «è certamente un buon passo» per il presidente della Pontificia accademia per la Vita, monsignor Rino Fisichella.
«Dobbiamo soltanto creare un clima in cui il Parlamento possa lavorare con serenità in un saggio confronto - ha detto - perchè su questi temi non c'è bisogno di conflitto». A frenare sull'idea di testamento biologico tout-court arriva invece il «ministro della Salute» del Vaticano, il cardinale Javier Lozano Barragan: «La Conferenza Episcopale Italiana - precisa - non accetta il testamento biologico per il pericolo che nasconda un'intenzione eutanasica». (m.v.)