Molestie sul lavoro, è allarme
VIGEVANO.«Raccontano la loro storia perché trovano una donna che le ascolta, ma non denunciano: perché sono sposate o fidanzate, o perché hanno paura che il padre possa farsi giustizia da solo». E allora a dare loro voce è Rossella Banzato, sindacalista dei metalmeccanici (Fiom-Cgil), che ha trovato almeno una trentina di donne che subiscono molestie in azienda. «Non contano l'età né l'avvenenza e neppure il carattere delle persone: è più una questione culturale - spiega la sindacalista - . C'è ancora chi si sente autorizzato a provarci solo perché una donna gira con i jeans a vita bassa. Una 21enne mi ha raccontato che l'imprenditore tutte le mattine si divertiva a sfiorarla e quando lei ha cercato di farlo smettere, le carezze sono diventate prese. A quel punto si è dimessa, ma non l'ha denunciato. Spesso non si arriva davanti al giudice perché qui c'è ancora la mentalità che se una donna viene disturbata è perché provoca, almeno se l'uomo in questione è un italiano, perché con gli stranieri è diverso. Ma è sbagliato pensare che è un problema di nazionalità, conta l'idea che la donna possa essere sottomessa. La donna sa che il clima culturale è questo e quindi pensa che nemmeno denunciado otterrà giustizia».
Banzato è stata anche rappresentante della Filtea, il sindacato del manifatturiero: «Alla Fiom le denunce riguardano più che altro le impiegate, nel manifatturiero invece erano le operaie a chiamarmi. Li però non è tanto l'imprenditore a molestarle, quanto piuttosto il capo ufficio o il responsabile della produzione, a volte anche il collega. Tutto parte da un approccio che non porta a una relazione, l'uomo a quel punto comincia a fare azioni coercitive, se può. Ad esempio in un'azienda metalmeccanica è successo che una donna non avesse mai i permessi né le ferie quando le chiedeva perché non aveva ceduto alle avanche di chi doveva concedergliele. Addirittura non ha trasmesso i suoi documenti al consulente per il bonus fiscale, ma è solo una forma di ripicca che serve a far capire alla donna che se avesse ceduto alle avanche adesso la sua vita sarebbe migliorata».
Cosa può fare il sindacato? «Se la donna mi autorizza parlo con l'imprenditore, ma senza dirgli apertamente che quella dipendente mi ha raccontato cosa è successo, perché non voglio che si arrivi a qualche forma di ritorsione - spiega Banzato - . Cerco di fargli capire che questi comportamenti devono finire, ma se le cose non cambiano non resta che la denuncia». Che però non arriva.