«Rischiamo di perdere casa e figli»

PAVIA.Dovevano sfrattarli dall'alloggio Aler dove vivono in viale Indipendenza stamattina, invece avranno tempo ancora fino al 31 marzo per trovare una nuova casa. Fernando Tateo, 44 anni, corriere, ha una sola paura: che con la casa, possa perdere anche i suoi figli, Asia e Simone, 3 e 6 anni. Perché in casa è l'unico a lavorare, e prende 1.200 euro al mese, e non è facile trovare un'altra casa in affitto. La moglie, Rosalba Bruschi, ha 35 anni ed è invalida al 55%, per un problema polmonare che l'ha coinvolta da piccola: «Fino a quando Asia non andrà all'asilo non saprei come fare», racconta. Ieri mattina dovevano essere sfrattati dall'Aler e avevano promesso di resistere fino all'ultimo.
Ma l'ufficiale giudiziario, arrivato prima delle nove senza le forze dell'ordine, ha concesso loro una proroga per trovare un'altra casa, e li ha convinti a non opporre resistenza per evitare ulteriori guai.
Perchè di guai ne hanno già abbastanza: se entro un mese non trovassero un altro appartamento, non potrebbero nemmeno chiedere ospitalità ai parenti e agli amici più stretti. Perché sia la migliore amica che la mamma di Rosalba abitano in un'altra casa popolare, e dunque non potrebbero ospitarle per più di qualche giorno. La casa in cui abitano ora, in viale Indipendenza, era stata assegnata alla mamma di Fernando, e loro sono rimasti li dopo la sua morte. Il primo sfratto è arrivato il 29 ottobre dello scorso anno, poi c'è stato il ricorso al Tar su consiglio dell'avvocato, e ora il secondo sfratto. Che è solo rimandato. «Abbiamo vissuto sotto lo stesso tetto con mia mamma fino al 2002, ma la convivenza tra mia madre e la mia compagna era diventata impossibile, tanto che ci ha mandati via. Io sono rimasto senza lavoro, cosi ci siamo trasferiti in un appartamento sfitto nella palazzina di fronte», racconta Fernando. Abusivi.
E' stato l'inizio della rovina: «L'Aler ci ha dichiarati abusivi nel 2003 quando era appena cambiata la legge. Cosi non abbiamo potuto regolarizzarci, e in più siamo stati esclusi per cinque anni dalle graduatorie per le case popolari». Poi nel 2005 i rapporti con la mamma si sono ricuciti, e sono tornati tutti sotto lo stesso tetto. Nelle stanze dell'appartamento al pianterreno delle palazzine a ridosso della rotonda dei Longobardi hanno vissuto in cinque fino a quando la mamma di Fernando non è stata convinta dai servizi sociali ad andare in un pensionato, dove è morta un anno dopo. E adesso? «Il 31 non dovremo farci trovare, ci ha spiegato l'ufficiale giudiziario, perché se opponessimo resistenza verremmo segnalati, e poi nessuno vorrà più darci una casa. Ma per affittare una nuova casa avrei bisogno dei soldi dell'anticipo, e tutti i risparmi sono andati nell'avvocato per il ricorso al Tar», risponde Tateo. Che conclude: «E' fallita la ditta per cui lavoravo, ma ho trovato subito un altro lavoro: non basta per farmi passare la paura che, se mi rivolgo ai servizi sociali, questi oltre alla casa prima o poi mi tolgano i bambini».
Anna Ghezzi