«E' un illecito grave»

VIGEVANO.Una condanna netta da parte del Vaticano sulla vicenda della donna vigevanese che vuole avere un figlio dal marito in coma. Arriva da monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della pontificia Accademia per la Vita, secondo cui il prelievo del seme effettuato ieri sul 35enne vigevanese costituisce «un illecito grave». Monsignor Sgreccia si dice contrario alla richiesta della donna perché, spiega, «per un atto di procreazione, come dice anche la legge 40, ci vuole la manifestazione esplicita del consenso di entrambi i futuri genitori», che in questo caso non c'è essendo il marito in stato di coma.
Secondo il vescovo Sgreccia, il caso di Vigevano rappresenta «dal punto di vista morale un grave illecito che va a carico del marito che viene utilizzato come serbatoio inerme di spermatozoi senza che possa partecipare a un atto che è il più importante nella vita della coppia - mentre, aggiunge Sgreccia - dal punto di vista cattolico non ne parliamo, perché la Chiesa cattolica è contraria a qualunque atto di procreazione artificiale».
«Non vedo come si possa parlare di atto di umanità - continua monsignor Sgreccia - oltretutto perché non è rispettoso nei confronti del figlio che deve nascere. La madre - si chiede il vescovo - come spiegherà al figlio la situazione?».
Monsignor Sgreccia poi aggiunge: «Non è compito mio entrare nei rilievi della legge 40 sulla fecondazione assistita, ma per quanto questa non combaci del tutto con le posizioni della Chiesa a riguardo, è comunque una norma che protegge la famiglia e il consenso di entrambi i partner sulle decisioni».
Il caso di Vigevano quindi, secondo il presule, sarebbe non solo contrario alle posizioni della Chiesa, ma anche non in linea con la legge 40.
Sulla vicenda, aveva già espresso il suo parere contrario anche monsignor Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, secondo cui «un figlio deve essere sempre un atto d'amore, non un esperimento di laboratorio. Non credo che dobbiamo violentare la natura. Se c'è una condizione che non lo consente la mia posizione è di dover dire che, pur con molta comprensione per chi vive queste situazioni, non ogni desiderio è legittimo».