San Matteo, un programma di 200 assunzioni


PAVIA. Lunedi mattina, in assemblea, i sindacati chiederanno ai lavoratori del San Matteo di revocare lo stato di agitazione proclamato un mese fa. A casa, dopo una settimana di trattative a oltranza, sono riusciti a portare diverse ipotesi di accordo. E duecento nuove assunzioni che l'amministrazione si impegna a fare entro la fine del 2009: 70 infermieri, 9 ostetriche, 65 operatori di supporto e 50 tecnici sanitari che dovrebbero portare una boccata d'ossigeno a chi svolge tuttora turni faticosi.
Organizzazioni sindacali e rappresentanza unitaria si aspettano per lunedi un'assemblea partecipata, come è stata quella del 22 gennaio. Tutti i problemi aperti in quell'affollata riunione sono stati discussi nei giorni scorsi con la dirigenza della fondazione. «E sono state siglate 7 ipotesi di accordo» dicono soddisfatti i rappresentanti dei lavoratori.
Con le assunzioni annunciate si potrà allungare una coperta finora troppo corta. E ulteriori buchi in organico, in caso di maternità, saranno colmati con avvisi di supplenza. Per quanto riguarda l'impiego di personale con la nascita del Dea e dei dipartimenti i sindacati hanno ottenuto di sedersi al tavolo della discussione, per ridisegnare insieme alla direzione i criteri di assegnazione e utilizzo.
C'è poi l'accordo sulla libera professione che aprirà nuove opportunità agli infermieri che lavorano al policlinico. Anche se costerà qualche euro in più al cittadino che chiederà una prestazione in regime privato. Partirà in via sperimentale, per un anno, all'interno della clinica Intramoenia. Sarà predisposto un bando, rivolto al personale interessato. E saranno studiati criteri per consentire a tutti, magari con una turnazione, di accedervi. «La speranza è anche quella di disincentivare il lavoro nero all'esterno, verso case di cura private o case di riposo - spiegano i sindacati -. Remunerando gli infermieri che verrebbero a svolgere un'attività istituzionalizzata qui all'interno, fuori dall'orario di lavoro, si mantiene il legame con l'ente». Viene offerta loro la stessa opportunità di cui godono ora i medici. Con criteri di pagamento condivisi dai sindacati. Sono già state stabilite le tabelle: per l'attività in sala operatoria è previsto un compenso di 50 euro all'ora per gli infermieri e di 30 per gli oss. Per l'assistenza clinica e per quella ambulatoriale 35 euro (operatori sanitari) e 25 (operatori di supporto). Cinquanta euro all'ora anche per i tecnici sanitari che svolgono attività diagnostica.
«E' un primo passo verso la libera professione - commenta Enrico Frisone, presidente dell'Ipasvi, il collegio infermieri di Pavia - Lo leggo come un'incentivazione al merito: chi vuole lavorare di più può farlo. Si recuperano risorse professionali e si garantisce un adeguamento economico decente rispetto alle prestazioni erogate. Vorrei però ci fosse anche il riconoscimento delle professionalità acquisite, cosi come accade per i medici. Spero che il San Matteo diventi un esempio anche per l'azienda ospedaliera, per le rsu e le strutture private. Sarebbe importante attivare un tavolo comune e presentare un progetto in Regione».

Maria Grazia Piccaluga