Omicidio volontario, 2 ore per l'autopsia

VOGHERA. E' durata poco più di due ore l'autopsia di Maria Marangon, la casteggiana morta a novantatrè anni all'ospedale di Voghera. Una morte che ha visto due medici del pronto soccorso, rianimatore e clinico, indagati dalla procura per il reato di omicidio volontario, ossia di non averne impedito il decesso. Toccherà adesso ai periti nominati dal procuratore capo Francesco De Socio, ossia i professori Giovanni Pierucci e Angelo Groppi (dell'istituto di Medicina legale dell'università di Pavia), fornire una prima risposta ai molti dubbi intorno a questa vicenda.
Ma quali risposte? E quanto potranno essere utili? Si dovrà attendere. Per ora nessun commento ovviamente da chi indaga, per evidenti ragioni di riservatezza processuale, e da chi difende. Gli avvocati Mariarosa Carisano, Pietro Folchi Pistolesi e Fabrizio Aronica ieri non hanno voluto rilasciare alcun commento. Attendono, ovviamente, che anche i loro consulenti, i quali hanno partecipato all'esame autoptico di ieri mattina, forniscano le prime indicazioni.
Dunque, poco prima delle dieci di ieri mattina, sul cancello del cimitero di Casteggio era comparso il cartello con la scritta «Il cimitero resterà chiuso fino al termine delle esumazioni». A quell'ora sono arrivati i medici legali, il pubblico ministero Francesco De Socio, i consulenti dei due indagati, i carabinieri di Casteggio e alcuni agenti di polizia giudiziaria della procura di Voghera. Con loro, c'erano anche alcuni studenti dell'istituto di Medicina lagale per assistere all'esumazione, un'operazione non esattamente usuale.
E veniamo al senso di questa esumazione, di questo atto d'indagine che viene adottato raramente ma che, come ora, viene ritenuto indispensabile. I medici legali, nel tempo loro concesso dal giudice, dovranno accertare, prima di tutto, le cause della morte, forse un ictus, le eventuali patologie presenti al momento del ricovero in ospedale e, aspetto molto importante, i possibili «segni» lasciati dall'uso di farmaci. Quest'ultimo aspetto, un po' paradossalmente, sembra essere il più importante per accertare la verità e il più difficile, se non impossibile, da verificare viste le condizioni della salma.
Infatti, da quello che è stato possibile capire, dopo il decesso della donna, avvenuto il 30 agosto scorso, circa ventiquattr'ore dopo il ricovero, qualcuno, forse anonimamente, aveva segnalato alla magistratura un presunto, irregolare comportamento dei due medici in servizio la sera del 29 agosto. Ossia, il fatto, a fronte di una condizione della 93enne casteggiana che veniva definita «terminale», non era stata predisposta una Tomografia assiale computerizzata (Tac) né altro tipo di intervento. No, la donna era stata sottoposta a continuo monitoraggio e le erano stati somministrati dei farmaci che, in teoria, avrebbero dovuto calmarla. Ossia, degli oppiacei, probabilmente della morfina. Ma la questo genere di medicinali avrebbero potuto, pur lenendo il dolore, accelerare il decesso. Insomma, un omicidio con dolo eventuale, ossia non si sarebbe fatto abbastanza per permetterle di vivere di più (quanto, non è dato saperlo). E non lo si sarebbe fatto volontariamente.
Una tesi che i due medici, che non sarebbero ancora stati ancora interrogati, hanno comunque respinto parlando con amici e colleghi. Ma in questa vicenda, davvero delicata anche perché coinvolge un eccellente reparto qual è il pronto soccorso dell'ospedale di Voghera, c'è un mistero in più. E riguarda la perquisizione, avvenuta circa quindici giorni fa, svolta dai Nas dei carabinieri sia in ospedale, sia presso l'abitazione dei due medici. Una perquisizione che, a quanto pare, era mirata alla ricerca di sostanze stupefacenti e alla verifica della loro corretta gestione in ospedale. E' probabile dunque che l'autore dell'esposto, che fosse o meno anonimo, abbia fornito altre indicazioni. Oppure che la procura, svolgendo le indagini su un singolo episodio, quello del decesso di Maria Marangon, sia incappata in qualche altro aspetto sanitario da chiarire. Insomma, la vicenda è più complessa di quanto pareva inizialmente.