Dacrema: strutture carenti
VOGHERA.Il 2009 per l'Oratorio Stradella è una anno speciale: la società festeggia il 50.mo compleanno: «La società fu fondata da alcune persone tra cui il nostro don Ermanno Ariata che ci dà ancora le direttive ed è uno dei punti di riferimento», racconta Alberto Dacrema dirigente dell'Apos. Da quando è stata fondata la società, l'Oratorio Stradella è diventata una realtà importante e strutturata nel territorio con molti giovani iscritti: «Sono oltre 150 i giovani che comprendono la scuola calcio, sette squadre di Pulcini, due di Esordienti, due di Giovanissimi, il gruppo Allievi e la Terza categoria. Abbiamo una collaborazione per cui i nostri Allievi passano poi a comporre la Juniores della Stradellina. Siamo una realtà forte, per sostenere tutti i costi e le necessità ringraziamo l'amministrazione comunale di Stradella». Una realtà sviluppata ha bisogno di strutture per poter offrire ai ragazzi un servizio adeguato. Da questo punto di vista l'Oratorio deve cercare di fare il meglio con qualche difficoltà. «Le strutture sono poche e dobbiamo alternarle con lo Stradellina - ammette Dacrema -. A Stradella manca un centro sportivo: il top sarebbe un campo sintetico. C'è un progetto dell'amministrazione comunale di fare un centro sportivo nuovo per i ragazzi, lasceremmo i campi di San Zeno». Il calcio a Stradella è visto come una componente sociale, poter offrire ai ragazzi un luogo sicuro dove poter praticare sport: «Non ci interessano i risultati e cerchiamo di fare giocare tutti quanti. Ci danno soddisfazione i nostri Giovanissimi che disputano il campionato Interprovinciale con altre squadre milanesi e anche gli Allievi. Abbiamo annate pure tranne gli Allievi che sono misti: l'anno prossimo faremo due squadre», spiega Dacrema. Oltre alle giovanili l'Oratorio Stradella ha anche una squadra iscritta al campionato di Terza categoria: il gruppo che compone la squadra sono amici che si incontrano la domenica per disputare la partita. Alessandro Antonucci è allenatore degli Allievi e gioca in Terza. «La società non ci mette pressione nell'ottenere risultati, siamo un gruppo di amici che vogliono stare insieme - spiega Antonucci -, nessuno percepisce soldi, anzi siamo noi che ci paghiamo la visita medica». (m.q.)