Il Paese dei furbi non si smentisce mai
Scempio quotidiano di legalità e democrazia. Parole forti, ma forse non abbastanza per delineare lo scenario cupo di corruzione, mala-amministrazione, truffe, appalti truccati, opere edilizie incompiute, abuso di prodotti finanziari derivati, sovrafatturazioni e sperperi vari che emerge dalle dichiarazioni del procuratore generale e del presidente della Corte dei conti.
Una sconfitta per l'Italia delle regole, e sempre più spazi all'Italia dei furbi, degli affaristi e degli impuniti. Ma se l'Italia delle regole soccombe, potremmo ritrovarci sotto un cumulo di macerie, perché senza regole prima o poi si va a sbattere. Il rispetto della legge, invece, contribuisce alla costruzione di un quadro attento all'interesse generale, capace di offrire a tutti speranze di vita migliore. Altrimenti vincono sempre gli interessi particolari di questo o di quello.
Dunque più legalità conviene, può migliorare la qualità della nostra vita. Per convincersene, pensiamo proprio alla corruzione, che non è solo violazione di articoli del codice, ma anche sottrazione alla collettività di un qualcosa che se ce l'avessimo staremmo meglio. Per effetto della corruzione l'opera pubblica che dovrebbe costare cento finisce per costare 5 o 10 volte tanto, e sono soldi che ingrassano il corrotto e i suoi complici, mentre impoveriscono la società, impedendo la costruzione di una scuola, una strada, un circolo per anziani in più.
Se poi la corruzione è 'sistemica", il debito pubblico si gonfia a dismisura e può portare alla bancarotta. Di corruzione 'sistemica" si cominciò a parlare all'inizio degli anni Novanta, con le inchieste di 'Mani pulite", che contribuirono al risanamento della nostra economia impedendo che l'Italia precipitasse in una situazione di tipo argentino. Sarebbe spettato alla politica elaborare nuove leggi e articolare più efficaci controlli per ridurre la corruzione, anche mettendo a frutto i dati di conoscenza offerti dalle inchieste. Per contro, poco o nulla è stato fatto al riguardo. Anzi, in Italia certa politica pretende di sottrarsi ai controlli giudiziari. Ed ecco che la corruzione ha ripreso a dilagare, come la denunzia della Corte dei conti attesta, lamentando appunto l'insufficienza o assenza dei controlli (la corruzione alligna là dove vi sono coni d'ombra).
Corruzione ce n'è dappertutto. Ma il caso italiano - la Corte dei conti l'ha messo sotto gli occhi di tutti - è particolarmente acuto, al punto di porre il problema drammatico se la corruzione costituisca un dato marginale, seppur esteso, della nostra democrazia, ovvero ne sia diventata un elemento strutturale. Certo è difficile scorgere segnali di inversione di tendenza.
Se non altro perché molti casi denunciati dalla Corte dei conti (rifiuti in Campania, calciopoli, clinica deli orrori di Milano) sono stati scoperti grazie alle intercettazioni. Proprio quelle intercettazioni che di fatto si vorrebbero cancellare.