I versi di tre poeti per giovani innamorati

PAVIA. Parlar d'amore in versi è scritto nel dna umano: la poesia è il linguaggio degli innamorati e i poeti lo custodiscono, dando voce ai percorsi dell'anima. Domani sera alle ore 21 nell'aula goldoniana del Collegio Ghislieri, Pavia città di Lettori avrà l'opportunità di incontrare dal vivo due delle maggiori penne della poesia contemporanea, Maurizio Cucchi e Roberto Mussapi.
I loro scritti, insieme a quelli di Giuseppe Conte, sono raccolti nell'antologia 'Altro bene non c'è che conti" edita da Salani (pp. 112, 8 euro) e curata dallo stesso Mussapi. «Nei versi dei tre poeti, il brivido della poesia come rottura della quotidianità» scrive Andrea Grisi della libreria il Delfino nell'invito alla presentazione che celebra i dieci anni della collana 'Poeti per giovani innamorati".
Ma perchè poesie per giovani innamorati? «L'idea di questa collana, di cui ho curato alcuni volumi mi è piaciuta subito perché sento la gravità della situazione della cultura in Italia, della totale non conoscenza della poesia» spiega Roberto Mussapi, tra le altre cose autore di 'La paglia di Van Gogh, poesia e altri incantesimi".
Cos'è la poesia per le nuove generazioni?
«Quando ero giovane il medio borghese conosceva Montale, Ungaretti, Luzi, i poeti più famosi dell'epoca. Ora non c'è un laureato che conosca i poeti del suo tempo: io potrei infischiarmene, ho pubblico e lettori, ma un poeta può avere il desiderio di diffondere la poesia a un pubblico più ampio».
Di qui la collana per San Valentino...
«Questa collana mi ha dato l'opportunità di curare poesie importanti e portarle con un linguaggio comprensibile ai fidanzatini. Cominciai traducendo per Salani le liriche di Catullo, brani dell'Odissea, Saffo, poi Byron, Keats, Dante, e quest'anno la mia generazione, che è molto ricca. Abbiamo scelto quelli più 'immediati"».
Come definirebbe la poesia d'amore di Cucchi, Conte e la sua?
«Io ho una concezione magico-sacrale della poesia, la mia idea d'amore richiama Le mille e una notte, l'incanto e l'incantamento; Conte scrive la sensualità della natura e Cucchi, infine, ha una cifra esistenziale intima: insomma, per fidanzati tormentati meglio Cucchi, per una gita romantica meglio io e Conte. Insieme raccontiamo tutte le dimensioni dell'amore».
Che rapporto ha con Pavia?
«Sono stato all'università per una lettura di Dylan Thomas su invito di Maria Corti che ricordo con grande affetto. Negli anni Ottanta venni a portarle i miei manoscritti per il Fondo, ma ormai scrivo a mano solo se una poesia nasce per strada, o mentre sono in palestra. Fino a cinque anni fa invece scrivevo prosa a computer e la poesia a mano».