Operaio morto asfissiato, azienda condannata
TORRICELLA VERZATE. Nell'aprile del 2004 Bouasid Brahim aveva venticinque anni, da quattro aveva lasciato il Marocco e la rivendita di farina, dove faticava con il padre, per cercare fortuna in Italia. La sua fortuna avrebbe dovuto essere l'azienda agricola «Monsupello» di Torricella Verzate, di proprietà della famiglia Boatti, dove aveva trovato l'impiego e la fiducia dei datori di lavoro.
Ma li, la domenica di Pasqua, Bouasid Brahim era morto. Soffocato in un'autoclave per il vino, ritrovato solo due giorni dopo. Un incidente, in parte ancora inspiegabile, per il quale è stato condannato a dieci mesi di reclusione (sospensione condizionale della pena) l'anziano imprenditore vitivinicolo Carlo Boatti, settantasei anni, che malgrado l'età avanzata e il cattivo stato di salute, si è presentato davanti al collegio giudicante per attendere la sentenza. Accanto a lui, alcuni dei familiari del giovane operaio marocchino scomparso, parti civili costituite con l'avvocato Ugo Leonetti di Voghera. A difendere Boatti c'era l'avvocato Giovanni Di Valentino, per l'assicurazione l'avvocato Luigi Crevani. Il tribunale che ha riconosciuto un concorso di colpa da parte del dipendente (qualche imprudenza, probabilmente, ma per capire meglio si dovrà attendere il deposito delle motivazioni) ed ha concesso una provisionale di 5mila euro per ogni fratello di Bousaid, 10mila per ogni genitore, 3mila per le spese legali. In sede civile, invece, sarà definito il risarcimento danni, che - da quello che sembra di capire - potrebbe essere (la richiesta) intorno ai 750mila euro.
Su questa vicenda, dolorosissima per i familiari del giovane marocchino, che si era perfettamente integrato in Oltrepo al punto di diventare uno degli operai di fiducia della famiglia Boatti, ci sono alcuni fatti più evidenti, altri meno. Da chiarire, ad esempio, potrebbe esserci la esatta causa della morte e le ragioni della presenza del giovane nella cantina dell'azienda. Asfissia, secondo la perizia medico legale, la causa del decesso, e quindi non avvelenamento da azoto, uno dei rischi mortali nell'attività di manutenzioni delle autoclavi per il vino. Ma come è stato possibile cadere in quell'autoclave? E poi, perché Bousaid lavorava nel giorno festivo? Perché non sono state trovate le chiavi con cui aveva aperto la porta? Insomma, la presenza nella cantina non è chiara. Secondo la difesa, il giovane era andato a lavorare da solo per «dimostrare» la sua capacità in quell'attività tecnicamente complessa; secondo l'accusa e la parte civile, Bousaid avrebbe lavorato «in nero» sabato e domenica, per quello che si trovava li il giorno di Pasqua. Sta di fatto che, suppure l'operaio stesse svolgendo un lavoro non di sua competenza, nella cantina non c'erano quei dispositivi di sicurezza necessari a prevenire ogni possibile incidente. Ma si tratti, diciamolo subito, solo di ipotesi. La condanna spiega che il tribunale ha ritenuto responsabile Carlo Boatti, non dice sotto quale profilo e in quale percentuale sia stata riconosciuta una corresponsabilità del dipendente. Saranno le motivazioni della sentenza a fornire una risposta definitiva.