Veltroni stoppa la sfida di Bersani
ROMA. Pier Luigi Bersani rompe gli indugi e si candida alla guida del Pd, aprendo con anticipo la fase congressuale in un partito che fatica a risalire nei sondaggi. Ed è proprio la convinzione di poter «rianimare» il Pd in vista delle Europee, oltre all'irritazione per come il gruppo dirigente aveva esultato sull'intesa per le Europee, ad aver determinato l'accelerazione da parte dell'ex ministro.
L'annuncio non è stato preso bene da Walter Veltroni, che da settimane invocava una tregua interna fino al voto. «Non è questo il tempo del congresso e delle candidature», taglia corto il segretario che ora si troverà a fare i conti con uno sfidante che, come diceva Nanni Moretti, dice parole di sinistra.
Stretto tra la crisi economica e un conflitto istituzionale senza precedenti in atto sul caso Englaro, il Pd mette per un giorno il silenziatore alle tensioni interne anche se quasi tutti sono rimasti spiazzati dai tempi dell'annuncio. Veltroni e Bersani ieri non si sono sentiti, rinviando il primo faccia a faccia a oggi, quando si incontreranno per l'assemblea degli amministratori del Pd. In ogni caso, il ministro ombra dell'Economia non ha alcuna intenzione di 'congelare" il suo passo avanti e ieri, dalla sua Emilia, aggiunge un altro tassello al partito che vorrebbe e che a suo avviso deve pronunciare e incarnare «parole e valori antichi».
Dopo aver, nei giorni scorsi, bocciato il partito all'americana, Bersani lancia un appello «ai giovani, ai lavoratori, agli imprenditori, ai cittadini perchè si iscrivano» al Pd. E in chiave anti-crisi, si dice convinto che bisogna «prendere il punto di vista dei lavoratori, delle famiglie, dei più deboli, dei subordinati». Primi accenni ad una linea congressuale che, spiegano i collaboratori dell'ex ministro, stanno raccogliendo plausi anche su Facebook dove è già nato il gruppo 'Bersani segretario subito".
Veltroni, dal canto suo, non ha intenzione di stare a guardare e avverte che «sbaglia chi pensa che la soluzione ai nostri problemi è tornare indietro, verso i porti del passato».
Il leader Pd, in giro per l'Umbria, chiude al dialogo con il governo dopo l'approvazione del ddl sicurezza e annuncia per martedi la presentazione del piano anti-crisi del Pd, che avverrà con il ministro ombra dell'Economia. D'altra parte, almeno fino alle Europee, i due devono acconciarsi a convivere o almeno, spiega il veltroniano Giorgio Tonini, «noi lavoriamo per una battaglia unitaria, gli altri vedranno che fare»
Unità, puntualizza Bersani, che va costruita «non sulla disciplina ma sul ragionamento». Ma è proprio su alcuni nodi da sciogliere, primo tra tutti quello sulla collocazione europea, che la competition tra Veltroni e Bersani rischia contraccolpi pesanti nel partito visto che, come avverte il rutelliano Pierluigi Mantini commentando la candidatura dell'ex Ds, «non siamo post-comunisti e i democratici di centro valuteranno le iniziative opportune».
E un altro ex Dl come Paolo Gentiloni, ora vicino al segretario Veltroni, dice di «non essere affatto convinto dall'idea di partito democratico di Bersani». Di altro parere Massimo D'Alema che, secondo indiscrezioni, avrebbe nei giorni scorsi lanciato con l'associazione Red la candidatura. «Non anticipo giudizi - sostiene l'ex vicepremier - ma un un grande partito democratico come il nostro, che vive certamente un momento non facile, fortunatamente ha diverse personalità per il confronto che avverrà al congresso».