Spunta un nuovo testimone
GARLASCO.La difesa porterà in aula il super-testimone che ha visto un uomo - diverso da Alberto Stasi - lasciare via Pascoli su una bici nera da donna, la mattina del delitto Poggi? L'avvocato Giuseppe Colli non si sbilancia, ma sottolinea: «Non confermo e non smentisco. Ogni elemento utile a dimostrare l'innocenza di Alberto è comunque importante, alcuni più di altri. Il momento della verità sarà in un'aula di tribunale». Comunque: agli atti dell'inchiesta ci sarebbe anche la testimonianza di un uomo - pare non residente a Garlasco - che pochi giorni dopo il delitto è andato dai carabinieri.
«Ho visto l'assassino».Racconta di aver visto un uomo allontanarsi da via Pascoli - dove Chiara viveva ed è stata uccisa, verso le 9,30 del 13 agosto, su una bici nera da donna. Secondo la difesa Chiara è morta fra le 9 e le 10 di quella mattina. La bici descritta dal testimone è uguale a quella che una vicina ricorda di aver visto, davanti a villa Poggi, fra le 9 e le 10. Diversa quindi dalla bici da uomo, color oro e bordeaux, sequestrata dai carabinieri a casa Stasi. Il testimone poi ha ritrattato, ma il suo telefono è stato messo sotto controllo: ai parenti ha detto di 'averlo fatto per liberarsi la coscienza".
Battaglia in aula.E' sempre più vicino il 24 febbraio, data dell'udienza preliminare fissata per decidere se mandare a processo il bocconiano, oggi 25enne, accusato di aver ucciso la fidanzata Chiara Poggi. Accusa, difesa e parte lesa (la famiglia Poggi) si preparano a un confronto tesissimo. Sarà basato sulle tesi contrapposte dei periti - l'ora della morte, in primis - che non esclude colpi di scena su altri fronti. Fra l'altro, potrebbe esserci la richiesta di sentire anche testimoni, nella dovuta forma come l'incidente probatorio: ovvero, un accertamento non ripetibile da effettuare alla presenza delle parti interessate.
Scarpa 'non attribuibile".Un dettaglio importante emerge dalla relazione scientifica dei Ris, consulenti dell'accusa: anche per la più nitida delle impronte, lasciate nel sangue di Chiara dall'assassino, «non è possibile in realtà determinare la marca né la taglia», cioé il numero di piede di chi la calzava. La traccia lunga 27 centimetri è quella di un piede destro, nel bagno al piano terra. Dove il killer è andato a lavarsi, fermandosi davanti al lavandino sormontato da uno specchio.
Le sue scarpe - con le suole sporche di sangue della vittima - hanno lasciato un'orma sul tappetino. Ma la suola «con tasselli ovali-circolari non combacia con le centinaia di modelli paragonati». Nessun risultato neanche dalla ricerca fatta in archivi britannici: Alberto Stasi infatti era stato in Inghilterra a luglio, per una vacanza studio con amici, poteva aver comprato là delle scarpe.
L'ipotesi che quell'orma nel bagno sia compatibile con un numero di piede 42-43 (numero peraltro diffusissimo fra la popolazione maschile) è appunto - lo dicono dagli stessi Ris - solo un'ipotesi. Perché in realtà «la misura esterna della suola di una calzatura dipende molto dal modello e dalla marca di essa».