«Permessi? Percorsi a ostacoli»
PAVIA.La strada per ottenere un permesso di soggiorno o anche solo il rinnovo è una via crucis. Quella per il ricongiungimento familiare è lastricata di ostacoli. O di trabocchetti. «Ne raccontiamo subito uno - spiega Viorica Cirnoiu, che si occupa dello sportello stranieri per la Cisl -. A novembre è cambiata la legge che regola i ricongiungimenti. Riguarda i genitori anziani. Chi ha meno di 65 anni per poter venire in Italia non deve avere figli nel Paese d'origine. Se ne ha più di 65 deve dimostrare che là nessuno può prendersi cura di lui. Ma l'inghippo è un altro: il figlio che sta in Italia e che quindi è regolare, con tanto di assistenza sanitaria che potrà cosi estendere anche al familiare, deve invece stipulare una polizza assicurativa per il genitore. Ma non viene indicato l'importo, nè la durata. E poi a cosa serve se non si sa quando e se il familiare arriverà? Ma questo dilata i tempi».
I tempi. Sono la piaga maggiore per l'immigrato. «Nel 2005 il permesso veniva rilasciato in una settimana - riflette Antonio Floriano, della segreteria Cisl di Pavia -. Ora supera l'anno. Siamo tornati indietro di tre anni». Negli uffici della Questura giacciono centinaia di permessi mai ritirati. «Sono bloccati li - dice Viorica Cirnoiu - perché gli stranieri non vanno a ritirarli. Pensano, sbagliando, che gli verranno spediti a casa». E' sempre il tempo a giocare a sfavore: se il permesso tarda, per via dei viaggi andata e ritorno da e per Roma, capita che nel frattempo l'immigrato perda il lavoro, si trasferisca, cambi indirizzo. E il suo permesso, ormai pronto, resta mesi su una scrivania della Questura.
Tante e diverse, poi, le storie. Come quella dell'anziana peruviana che soffre di nostalgia e sogna di rivedere il suo Paese: è arrivata con il ricongiungimento, figlia e nipote lavorano, hanno anche comprato casa. Ma ha solo la ricevuta del permesso, il pezzo di carta vero dopo 2 anni non è ancora arrivato. E lei non rischia ad andare in Perù: teme di non poter più rientrare alla frontiera. E' accaduto a molti altri immigrati che si presentanovano per lavori di facchinaggio, pulizie, manovalanza.
«Il problema della ricevuta riguarda anche chi cerca lavoro - dice Antonio Floriano -. Molte agenzie interinali non lo accettano, nonostante la circolare del Ministero che invita a considerarlo come un permesso a tutti gli effetti. Per questo abbiamo chiesto il parere a un nostro legale e stiamo informando le agenzie del territorio: devono sapere che possono fare contratti anche in presenza della ricevuta». (m.g.p.)