"African inferno", Piersandro Pallavicini racconta l'immigrazione e il razzismo

PAVIA. Un nuovo libro per il chimico pavese con l'hobby dei romanzi. Questa volta Piersandro Pallavicini ha partorito una storia che promette di aprire dibattiti e polemiche perché, per la prima volta, affronta il tema dell'immigrazione invisibile, dei migranti integrati e della difficile convivenza tra universi culturali spesso in conflitto. Il libro si intitola 'African inferno" ed è stato edito da Feltrinelli (pagg. 351, 18 euro). «Ho voluto raccontare la migrazione regolare per dar conto del razzismo che subisce e esercita» spiega l'autore. Pavia fa quindi da sfondo alla convivenza del protagonista Sandro Farina con i camerunesi Richard e Modesti, laureati, senza troppi problemi economici.
Sandro e la sua paternalistica solidarietà scopre con il contatto quotidiano una realtà lontana dall'ideale: anche gli africani possono essere razzisti verso gli italiani. La conclusione? Esistono africani buoni e africani cattivi, italiani buoni e italiani cattivi.
Perché un libro sull'immigrazione africana?
«Ho vissuto a contatto con l'Africa in Italia per amicizie e collaborazioni di lavoro. Nel 1990 facevo parte di Oltremare, un gruppo di volontariato di Vigevano che aiutava i pochi immigrati che c'erano e in questi anni si è acuito il mio sentimento di disgusto verso quell'atteggiamento preconcetto da parte degli italiani che hanno tante idee, quasi tutte sbagliate, sugli africani. Nessuno ammette di essere razzista, ma alla prova del contatto quotidiano emerge tutto».
Qual è il razzismo che racconta?
«Quello del quotidiano, per cui i neri sono benvoluti se rimangono il classico bravo tipo che fatica e soffre, buono per una cena etnica e un maglione usato. Ma se lavorano nel tuo ufficio e hanno una macchina più bella della tua allora inizi a odiarli».
Poi c'è il razzismo al contrario...
«Come noi abbiamo il complesso di superiorità, la maggior parte dei neri ha un complesso d'inferiorità che si traduce in disprezzo verso le nostre abitudini. C'è chi lascia detto quando va a casa di un bianco per paura che succeda qualcosa. E poi ci sono le diffidenze ancestrali, noi con 50 anni di lotte abbiamo raggiunto almeno la parità di sguardo con le donne, fatto impensabile per l'africano medio».
Pavia fa da sfondo...
«Era perfetta l'archetipo della città acculturata e di provincia che vive una migrazione numericamente ridotta ma quasi medio borghese. Ed è al nord, dove i razzismi son radicati». (a.ghez.)