Dottorandi soddisfatti a metà
PAVIA.Luci e ombre dalla ricerca del Nucleo di valutazione (Nuv) dell'ateneo sulla soddisfazione dei dottori di ricerca. Lo studio raccoglie le risposte di 122 dottori di ricerca (sui 170 totali) che hanno discusso la tesi nel 2007.
Un primo dato. Solo un dottorando su due rifarebbe la stessa scelta. «Un dato che deve far pensare - ha sottolineato Stefano Campostrini, docente che ha curato la ricerca - perché se per i dottori di ricerca solo il 50% rifarebbe lo stesso percorso, si sale all'80% per i laureati». La soddisfazione è legata anche alla possibilità, avuta o negata, di svolgere attività di ricerca. Per il 55% che ne ha avuto la possibilità i «non soddisfatti» sono il 13%. Tra il 20% che non ha svolto ricerca, il 44% dà un giudizio negativo. Anche il prorettore alla didattica, Gianni Francioni, è rimasto colpito da questo dato. E ha spiegato durante il dibattito seguito alla presentazione: «L'obiettivo del nostro ateneo è di essere una research university, ma non lo siamo se pochi studenti di altri atenei decidono di fare il biennio della specialistica da noi e se i nostru dottorandi non sono soddisfatti».
Un tasto dolente è la didattica. Se da un lato seminari e conferenze non mancano, il 42,6% dei dottori di ricerca dice che non sono previste lezioni e il 60,7% che non ci sono laboratori. «L'alta formazione deve avere cicli di lezioni organizzate - sostiene Campostrini - Questo è un dato preoccupante che deve far riflettere».
La ricerca del Nuv offre spunti anche sulla situazione lavorativa di chi ha appena discusso la tesi di dottorato. «Il 35% dopo un anno cerca ancora un lavoro - spiega Campostrini - Circa il 14% ancora non ha occupazione e questo è un tasso preoccupante». Il 36,9% ha trovato lavoro in una università pubblica, solo il 15,6% in un'azienda privata. Visto il periodo difficile che attende il sistema universitario italiano sarebbe più positiva una percentuale opposta. Lo conferma anche lo stipendio. In media i dottori di ricerca prendono 1.100 euro al mese. Tanto che il 34% arriva alla fine del mese con qualche difficoltà, il 13% con molte difficoltà e il 22% vive ancora in famiglia. «Però sono poveri ma felici - sottolinea Campostrini - perché sono soddisfatti del lavoro che svolgono». (ma.br.)