Quella neve da spalare
Caro direttore, tornato da una permanenza in montagna, ho letto l'articolo che avete pubblicato sulla spalatura della neve in città, sulla denuncia che vi avevo fatto e sulla risposta data da chi ritenevo colpevole.
Dovrei rallegrarmi per il fatto che nessun favoritismo sia stato commesso, ma qualcosa non mi torna e vi scrivo perché! Amo la neve ed amo l'inverno. Ringrazio il cielo di avermi permesso di vivere ancora una volta un inverno «vero» (non mi illudo che in futuro gli inverni possano essere sempre cosi). Nei giorni delle nevicate ho approfittato del tempo libero per andarmene nel Parco della Sora a camminare, per ore. Parco magnifico nella sua relativamente selvaggia bellezza (tracce di leprotti e fagiani; gabbiani, cormorani e germani sul fiume). Parco tuttavia poco frequentato dai pavesi: forse preferiscono un giardino dal facile accesso? Benedico la libertà che il mio stato di pensionato (ho passato i settant'anni) mi concede e la buona salute che mi permette di girare nel bosco innevato.
Ho sempre pensato che la neve induca alla bontà ed alla solidarietà: è bello trovarsi coi vicini a spalare la neve (dai passaggi privati e condominiali e dal marciapiedi davanti a casa; in certe città era fatto obbligo ai proprietari di casa di tener pulito davanti allo stabile); mi duole che in città questa abitudine si stia perdendo; da noi, qui in periferia, qualcosa è tuttavia rimasto: nei giorni delle nevicate un vicino (anziano) ha spalato la neve dal vialetto nord; un altro vicino aveva spalato dalla sua parte dopo la nevicata precedente; un terzo vicino si è prestato ad accompagnare con un vecchio Suv il suo dirimpettaio per una visita ospedaliera. Questo Suv si era bloccato nella neve e qualcuno li ha aiutati, sbloccandoli dopo aver spalato la neve quanto necessario. Il terzo vicino, dichiaratamente di destra, parlava del quarto, quello che andava in ospedale, come di un «compagno», alludendo alle idee politiche opposte alle sue. Ne parlava con una certa ironia ma con bonarietà. La solidarietà e la buona volontà non hanno confini politici.
Poi qualcosa mi ha fatto tornare coi piedi per terra, alla realtà di un mondo attuale che vive di altri valori e trae piaceri da altre cose. Un vicino, anzi un ex-vicino, giovane e politico di professione, rompe l'incanto: anziché darsi da fare personalmente, rimboccandosi le maniche e spalando la neve quel tanto che bastava (pochissimo!) per permettere alla madre anziana e sofferente di essere accompagnata in auto all'ospedale, ha preferito scansare la fatica e mettere a carico della comunità il suo bisogno. Ha usato una disposizione comunale e la sua autorevolezza, per distogliere due mezzi e due operatori dellASM dal lavoro in città (era emergenza, con marciapiedi impraticabili e aree di sosta degli autobus spesso irraggiungibili) per fare quello che avrebbe benissimo potuto fare da solo. Mi si dice che non abbia fatto nulla di illegale. Ci credo, ma mi chiedo: non sarà che il fine principale dei nostri giovani sia diventato scansare la fatica? Non sarà che la furbizia sia diventata la principale qualità da coltivare? Confesso che mi sono sentito un po' vecchio e babbeo, ma vi devo anche dire che sono ben contento di avere altri valori e di essermi goduta la vita in modo diverso, in particolare di non aver mai evitato le fatiche, e credo di essermela goduta più di quanto non facciano i furbetti e gli scansafatiche.
Benito GalbiatiPavia
Gentile lettore, è vero, abbiamo raccontato il fatto che lei ci segnala e abbiamo fatto parlare i protagonisti. Che altro dobbiamo dire se non: quando il gioco si fa duro, i duri si mettono a giocare?
Pierangela Fioranip.fiorani @laprovinciapavese.it