«Serve più aiuto per non sprecare il nostro talento»

PAVIA.Qual è la situazione dell'imprenditoria femminile? Su questo argomento lo Sportello donna, che ha sede a Pavia e in molti Comuni della provincia, ha in corso alcune ricerche. Non è un tema semplice, come spiega Isa Maggi, responsabile di Sportello donna. «C'è una carenza di 'gender analysis" - spiega Isa Maggi -. Come Sportello donna stiamo facendo un grosso lavoro di ricerca sulle imprese della provincia. Siamo partire dalla Lomellina, e man mano coinvolgeremo anche le imprese femminili dell'Oltrepo e del Pavese. Ma ci vorrà ancora tempo».
Alcune osservazioni si possono fare a livello regionale, partendo dall'ultimo report sull'impresa in rosa realizzato dalla rete degli Sportelli donna. La Lombardia è in testa alla classifica per numero di imprese femminile, con 153.755 aziende gestite da donne. Seguita dalla Campania (122mila imprese) e dal Piemonte (circa 97mila). Vanno considerati i dati della Camera di commercio di Pavia: le donne titolari di cariche, iscritte al registro imprese nel 2007 erano, per la provincia di Pavia, 20.221. Per il 2008 non ci sono dati definitivi: a settembre erano 17.517.
Ma per le donne quali sono le principali difficoltà? «Fattori di criticità vengono individuati nel raccordo con le fonti di finanziamento - spiegano dallo Sportello donna - nei rapporti con la burocrazia amministrativa e nell'accreditamento dell'immagine professionale verso l'esterno». E i finanziamenti? «Molte imprenditrici vengono agevolate nella fase di reperimento del capitale iniziale - spiegano ancora dallo Sportello donna - Alcune ricevono il capitale dalla famiglia altre usufruiscono di sostegni esterni. Un valido sostegno proviene anche dalle banche, ma ci sono difficoltà nel reperire fondi iniziali a causa dell'assenza di garanzie».
Perché è importante l'impresa femminile? «Sprecare il talento delle donne è mettere in disequilibrio il sistema economico generale - osserva Isa Maggi -. Uno degli obiettivi di politica economica italiana ed europea è portare il tasso di occupazione femminile al 60% entro il 2010. Per l'Italia questo significa aumentare il tasso del 18%. Per la nostra provincia di circa il 12%». (ma.br.)