Quelle storie di orgoglio e di fatica

PAVIA. Storie di donne in lotta per il lavoro. Negli anni Settanta molte aziende pavesi hanno subito tagli e hanno chiuso gli stabilimenti. Aziende che impiegavano soprattutto donne nel settore tessile. Memoria storica del periodo è Cesare Germani, sindacalista della Cisl, oggi responsabile di Adiconsum. Racconta della Saiti Fontana sulla Vigentina, 450 dipendenti, il 70% donne, chiusa tra il 1970 e il 1971. Le condizioni del lavoro? «I telai erano pesanti perché le stoffe prodotte erano alte, anche un metro e sessanta - spiega Germani - Quando un filo si rompeva lo riannodavano le donne, anche quelle incinte. E questo provoca gli 'aborti bianchi"». Germani ripercorre la mappa delle aziende del territorio. Il pensiero va al caso della Körting, azienda tedesca che produceva televisori. Il ricordo? Una mattina del 1973 quando un gruppo di operai, tra cui molte donne, decise di occupare la Prefettura.
«Ci era stato promesso un incontro col ministero - ricorda Germani - ma la prefettura nicchiava. Cosi le donne sono salite dal prefetto. Nel pomeriggio alcuni parlamentari pavesi ci avevano chiesto di lasciare la prefettura. Ma noi siamo rimasti. E la sera i mariti sono arrivati con i piatti caldi per le loro mogli». Un passo indietro. La Körting aveva circa 900 dipendenti, l'80% donne. «La cosa strana è che fino al ‘72 avevano assunto - ricostruisce Germani - Nel ‘73 l'azienda aveva chiesto di iscriversi all'Associazione industriali, ma al primo incontro si è presentato il curatore fallimentare». Anni di tentati accordi, di una produzione che faceva guadagnare un'azienda comunque decisa a chiudere.
C'era poi la Saiti Fontana, 450 dipendenti, il 70% donne, organizzati su tre turni. «I telai erano vecchi, c'era un rumore assordante - ricorda il sindacalista - Ogni donna seguiva 40 telai. Era un'azienda con un discreto movimento sindacale. Ma le donne prendevano il 30% in meno degli uomini. Proprio per questo le impiegavano».
Germani ricorda anche la Ghisio di Pavia. Produceva bende e materiale per le medicazioni, circa 200 dipendenti, quasi solo donne. «Era un'azienda sopravvissuta dal fallimento del gruppo Valle Susa. Un loro cugino, Giulietto Riva, era riuscito a staccare l'azienda e a fondare il gruppo Ponte Lambro. La Ghisio aveva l'esclusiva per l'esercito, quindi andava bene. Quando hanno costruito il Bivio Vela - continua il sindacalista - la Ghisio ha proposto al Comune di costruire un'azienda nuova al Bivio Vela, ma di cambiare destinazione alla sede attuale per costruirci case. Il Comune non ha voluto ed è stata la fine della Ghisio». Tre storie meno note di quella della Snia Viscosa, dove lavoravano oltre 1600 persone. Ma gli esempi sul territorio sono molti di più: dalla Cascami seta di Vigevano alla Omino di ferro di Casorate. Altre storie di lotta per i diritti delle donne. (ma.br.)