Erba: «Porto in teatro la Lomellina dei miei ricordi»
PAVIA.E' il 1948. Michelina è una mondina di Scaldasole che si è improvvisata soubrette e batte le balere di terz'ordine al seguito di un cantante sentimentale. Da li è partito il drammaturgo pavese Edoardo Erba nella commedia musicale che andrà in scena al teatro Fraschini martedi (repliche mercoledi e giovedi, ore 21) e che vede nei panni della mondariso lomellina sua moglie, Maria Amelia Monti che si troverà poi alle prese con miracoli, suore da beatificare e soprattutto con l'inaspettato e ricambiato amore per un cardinale.
Ha scritto tanti testi teatrali, ma è la prima volta di una commedia musicale.
«E' un melò comico con musiche appositamente create: l'ho concepito cosi, provando a fare un'operazione di genere. L'idea era quella di tentare un innesto che possa riprendere la commedia musicale».
Quanto peso hanno le canzoni nello spettacolo?
«In tutto ci sono sei canzoni composte da Federico Odling. In realtà ce n'erano due in più che non sono state inserite. La regia ha scelto cosi, anche se a me mancano un po'».
Le è piaciuto affrontare il genere commedia musicale?
«Molto, mi è proprio piaciuto. Anzi, penso che ne farò un'altra. Non subito però. Anche se questo testo l'ho ambientato nel mondo della musica lasciando quindi che le canzoni venissero dalla storia stessa. Insomma, la musica non è solo un passaggio formale. Credo che, dopo aver fatto questo, posso essere in grado di affrontare una commedia musicale vera e propria».
Ha scelto di tornare nei luoghi delle sue radici per avere maggior spinta ad misurarsi con un genere nuovo?
«E' un problema d'età, alla mia uno è più contento di capire da dove viene. E poi credo che le voci, le immagini e il dialetto che abbiamo accumulato sia un moneta da spendere. Arriva il momento in cui quest'eredità va fatta fruttare».
C'è molta Lomellina in questo spettacolo e in parte anche l'Oltrepo, ma ci sono soprattutto le risaie. C'è un'immagine precisa delle sua memoria dietro le coltivazioni a quadretti che porta in scena?
«Non ho una foto precisa nella mia memoria, ho in mente i grandi quadrati con i filari di pioppi e soprattutto il riflesso del sole sull'acqua».
Geograficamente la sua risaia dove si trova?
«Non c'è un luogo preciso. Nella mia memoria c'è la campagna di Gropello dove aveva i parenti un mio vicino di casa che andavamo spesso a trovare. Poi ho in mente la strada che facevo in bici: Pavia-Garlasco e ritorno, lungo l'argine del Ticino e infine i campi verso Mortara, lungo la strada per Novara che percorrevamo per andare in vacanza quando ancora non c'era l'autostrada».
E l'Oltrepo?
«I paesaggi della mia memoria sono quelli delle gite domenicali in collina. Con mio padre facevamo grandi giri per portare a casa una damigiana di vino o un salame. Anche se le immagini a me più care restano quelle lomelline».
E il mondo in cui è ambientata la storia di Michelina, è inventato o è fatto di testimonianze reali?
«E' l'Italia del '48, quella dei miei genitori, le storie di quegli anni mi vengono da li. Il resto viene dal cinema del Dopoguerra, quel Neorealismo che ci ha portato immagini importanti del nostro Paese».
«Michelina» l'ha scritta appositamente per sua moglie?
«Si, l'ho pensata apposta per lei. Tutto è nato proprio dalla sua voglia di misurarsi con una commedia musicale e a me piaceva l'idea di mettermi su quella strada. In genere non vogliamo fare la «ditta», ma stavolta ci siamo buttati in un'avventura insieme. Cantare per Maria Amelia era un punto debole, cosi da quando ho iniziato a scrivere, lei è partita con le lezioni di canto e, dopo due anni, devo dire che ha fatto un gran bel lavoro con la voce».
Ci sarà anche lei in sala al Fraschini?
«Si, anche se ogni volta che rivedo questo lavoro, mi viene sempre voglia di aggiungere qualcosa. Di solito, non mi capita».