«Le camere a gas? Per disinfettare»


TREVISO. Dopo il vescovo Williamson, il prete negazionista Abrahamowicz. E tra Roma e Gerusalemme cala di nuovo un terribile gelo. Appena riammessi nella Chiesa di Roma, i lefebvriani continuano a far discutere. Dopo le dichiarazioni negazioniste sulla Shoah di monsignor Williamson, è stato il turno dell'intervista alla 'Tribuna di Treviso" di don Floriano Abrahamowicz.
Si tratta del il prete che celebrò a Silea la messa celtica cui partecipò il «senatur» Umberto Bossi. E la bufera del giorno prima, che sembrava allontanarsi dopo le parole del Papa, si scatena con più forza.
Don Floriano, riducendo a mera questione tecnica le camere a gas naziste («L'unica cosa certa è che sono state usate per disinfettare»), ha cancellato le mediazioni durate tutta la giornata di mercoledi. In mezzo, almeno da un punto di vista mediatico, Ratzinger, papa tedesco; alle spalle, tutta la polemica sui 'silenzi" di Pio XII. Santa Sede e Gran Rabbinato d'Israele (in una nota di ieri dice che «certi religiosi sono da galera»), sono quindi nuovamente ai ferri corti, mentre lo stesso movimento dei lefebvriani, che porta il nome di Pio X, non ha tardato a prendere le distanze da don Abrahamowicz.
«La Fraternità San Pio X - ha detto don Davide Pagliarini, superiore italiano - ha già chiarito il 27 gennaio, a seguito delle dichiarazioni di monsignor Williamson, la propria posizione». Nella nota citata da Pagliarini, i lefebvriani dicevano che il monsignore esprimeva «una posizione del tutto personale e in nessun modo della Comunità».
Il primo, ieri, a cercare di evitare lo strappo con il Rabbinato è stato il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, che ha ribadito le parole di Benedetto XVI secondo le quali i vescovi lefebvriani «debbono seguire ora dei passi verso la piena comunione, con l'adesione al Concilio Vaticano II».
Parole chiare, a ribadire la posizione del Papa e il suo diktat ai lefebvriani appena riammessi in seno alla Chiesa cattolica, sono venute ieri anche da monsignor Andrea Bruno Mazzocato, vescovo di Treviso.
Ma la «bufera» tra ebrei e cattolici generata dalle dichiarazioni «negazioniste» di don Abrahamowicz e monsignor Williamson non è certo limitata all'ambito religioso. «Chi nega le camere a gas farebbe bene a togliersi l'abito talare e, magari, a rifugiarsi in uno dei campi di sterminio nazisti», ha detto ieri il governatore del Veneto, Giancarlo Galan.
«La negazione dell'esistenza delle camere a gas è una barbarie, tanto più se viene da un ecclesiastico che dovrebbe avere più a cuore la storia della Shoah», ha ribadito il segretario nazionale del Partito democratico Walter Veltroni.
E, sempre sul fronte politico, va registrata la presa di posizione di Elisabetta Alberti Casellati, sottosegretario alla Giustizia «Le frasi di don Abrahamowicz sulle camere a gas sono inaccettabili. Ed è ancor più vergognoso che a pronunciare frasi di questo tipo sia qualcuno che porta l'abito talare».

Antonio Frigo