«In Francia 5 miliardi Qui briciole»
ROMA. Cinque miliardi in Francia, 300 milioni in Italia. I sindacati dei metalmeccanici giudicano «ridicole e insufficienti» le indiscrezioni sulle risorse statali a favore del settore dell'auto e non danno il senso di ciò che sta accadendo. Lo spettro agitato dall'amministratore delegato della Fiat Marchionne sui sessantamila operai a rischio occupazione e sul pericolo di chiusura degli stabilimenti spinge il sindacato ad alzare i toni nei confronti del governo.
«Si deve convincere - ha detto Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil - che non si possono affrontare crisi come quelle attuali con misure tampone come ha fatto finora».
Trecento milioni possono dunque bastare? I sindacati di categoria dicono di no e si mostrano critici, pur con differenze di toni. Fim-Cisl e Uilm-Uil commentano con «ben venga ma non basta, gli stanziamenti sono insufficienti» mentre la Fiom-Cgil parla di «cifre irrisorie e ridicole» e la Fismic porta ad esempio proprio la Francia dove sono stati stanziati 5 miliardi. La Fiom avverte che se lo Stato darà aiuti in cambio di cassa integrazione e non di occupazione «l'incontro di domani sarò negativo». Aggiunge il segretario nazionale Fiom, Giorgio Cremaschi, che serve «un piano che garantisca aiuti a tutti gli stabilimenti italiani e che si evitino licenziamenti recuperando anche i precari».
«Gli altri costruttori sono sostenuti dai rispettivi paesi» lamenta il segretario della Fiom-Cgil di Torino Giorgio Airaudo, al quale sembra possibile che la Fiat sopravviva alla crisi ma «che lo faccia fuori dall'Italia». Dunque, incalza Airaudo, «deve dire ai sindacati perché la sopravvivenza produttiva è garantita da 700 mila auto prodotte ogni anno nel nostro Paese. Il problema è che nel 2008 ne sono state prodotte 630 mila ma saranno appena 500 mila nel 2009». La Uilm chiede risorse «da dirottare verso la ricerca e l'innovazione per le nuove tecnologie che vadano verso un basso impatto aziendale».
Anche la Cisl chiede ecoincentivi per sostenere l'acquisto di autoveicoli a basso inquinamento e con alimentazione a metano, gpl, ibride e elettriche in sostituzione di auto classificate cme euro zero, uno e due. Gianni Baratta, segretario confederale, annuncia la richiesta «di un accesso al credito per le piccole e medie imprese del settore attraverso apposite garanzie pubbliche che il governo dovrà fornire nel quadro degli interventi contro la crisi». Servono «impegni precisi delle aziende a non licenziare, a non chiudere stabilimenti e soprattutto a non delocalizzare. Ritenere che la crisi del settore auto sia un problema riconducibile alla Fiat è una colossale sciocchezza. Oltre il 10% del Pil italiano è legato all'auto e al suo indotto».
Vindice Lecis