«Omicidio nato da istinti sessuali»
PERUGIA.Un «piano concordato per soddisfare istinti sessuali», poi una escalation di «violenza non più controllata» davanti alla reazione di Meredith Kercher culminato con il colpo mortale alla gola sferrato con lo stesso coltello utilizzato per minacciare, e ferire, la studentessa inglese: è il quadro che il gup di Perugia Paolo Micheli ha delineato nella motivazione della sentenza con la quale ha inflitto 30 anni di reclusione a Rudy Guede. Secondo il giudice l'ivoriano «partecipò attivamente all'aggressione». La condotta criminosa, comunque, «fu posta in essere in concorso tra più autori» scrive il gup che per l'omicidio di Mez ha condannato Guede e rinviato a giudizio Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Nelle oltre cento pagine della motivazione si sostiene che Mez venne ferita al collo mentre era ancora in piedi, «come suggeriscono» le macchie di sangue trovate su una scrivania e subito dopo spinta all'indietro fino a farle assumere una posizione supina. Quindi, con la giovane a terra, «ebbe inizio la serie di toccamenti materialmente da riferire - scrive il gup - proprio a Guede». Un «gioco sessuale allargato» compiuto - si legge ancora nelle motivazioni - anche «a costo di ricorrere alle maniere forti», sfociato nella violenza sessuale vera e propria e infine nell'omicidio «dinanzi alla persistente resistenza della vittima». Con il colpo letale sul lato del collo arrivato quando la giovane era già supina.
«Tutti si mantennero coprotagonisti di una condotta criminosa - sostiene Micheli - che si prolungò ben oltre l'apparizione dell'arma; nessuno scappò prima o cercò di fermare gli altri, né di sollecitare soccorsi, né manifestò dissenso rispetto a quella progressione criminosa». Per il gup non è credibile la versione di Guede che si è sempre proclamato estraneo all'omicidio sostenendo di essersi trovato in bagno quando qualcuno entrò nella casa di via della Pergola uccidendo Mez con la quale - ha riferito l'ivoriano agli inquirenti - aveva avuto un approccio nell'appartamento dopo essersi dati appuntamento la sera precedente. Contesta poi la ricostruzione dell'ivoriano secondo la quale mentre era in bagno senti prima suonare il campanello della casa del delitto poi la voce della Knox che - sottolinea il giudice - aveva le chiavi abitando proprio li. Secondo il gup Rudy «entrò in via della Pergola 7 perché ce lo fece entrare qualcun altro» che «altri non può essere se non la Knox».