Nuove carceri, anche con i privati
ROMA.L'emergenza carceri va affrontata con nuovi penitenziari, evitando amnistia e indulto.
Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha presentato ieri al governo il suo piano. Alle ore 17 di giovedi, i detenuti erano 58mila 200, i posti letto «regolamentari» sono solo 43mila, mentre il limite tollerabile è di 63mila. Obiettivo: portare i posti disponibili a oltre 60mila, 17 mila in più rispetto agli attuali. Per accelerare la costruzione di nuove carceri si farà ricorso ai privati (sperando di superare i fallimenti del passato) e a uno strumento legislativo: non ci sarà un decreto apposito, le misure saranno inserite nel «mille proroghe» che scade il primo marzo, mentre un nuovo decreto avrebbe avuto bisogno, per la trasformazione in legge, del doppio del tempo, cioè sessanta giorni.
Franco Ionta, capo del dipartimento penitenziario, è stato nominato commissario per l'edilizia carceraria. Avrà poteri speciali, per far presto: indicherà il posto della costruzione e potrà sostituirsi agli amministratori inadempienti, perché le nuove carceri sono considerate «strutture strategiche nazionali». Avrà anche il potere di dimezzare i termini delle autorizzazioni.
Alfano garantisce assoluta trasparenza, con norme «eco compatibili» e costruzioni lontane da emissioni nocive. I criminali devono trovare posto in galera. Ma il detenuto va trattato «da uomo a uomo, con piena dignità» e con la rieducazione. Vista l'esperienza negativa del passato, oggi Ionta collaborerà con il ministero delle Infrastrutture Altero Matteoli. I circuiti carcerari saranno «differenziati»: ogni detenuto sarà trattato in base al suo grado di pericolosità.
Giuseppe Consolo, Pdl, dice che 17mila posti in più non bastano: propone il braccialetto elettronico. Più lavoro nelle carceri, dice Donatella Ferranti; l'ingresso dei privati non preluda a una loro gestione penitenziaria. Per la riforma giustizia, Alfano terrà conto delle proposte Pd e Udc, come per le intercettazioni, di cui si abusa.
Opposizione frontale di Patrizio Gonnella di Antigone, che definisce il piano «inutile e dannoso». E' «indignato» perché Alfano utilizza i soldi della «cassa delle ammende». Era un denaro - dice Gonnella - destinato alla «risocializzazione dei detenuti».
Intanto sulle intercettazioni Alfano ha detto martedi si cercherà di arrivare ad un accordo con i capigruppo della maggioranza. (r.v.)