Obama brucia i tempi: basta torture Stop a Guantanamo e prigioni Cia


NEW YORK. Barack Obama ha ripudiato gli abusi di potere di George W. Bush nella lotta al terrorismo con un ordine esecutivo che fa chiudere tutti le carceri segrete della Cia e proibisce la tortura come strumento per ottenere informazioni da terroristi sotto interrogatorio. L'ordine esecutivo sul quale il nuove presidente Usa ha apposto ieri la sua firma arriva ventiquattr'ore dopo la decisione di chiudere il carcere di Guantanamo entro un anno.
E dopo la decisione di congelare per 4 mesi i procedimenti delle commissioni militari contro più di 200 presunti terroristi in attesa di decidere la loro posizione giuridica.
Ma Obama non si è fermato qui nel prendere posizione contro le scelte politiche e giuridiche di Bush in materia di anti-terrorismo. Ha firmato infatti un terzo ordine con il quale crea una task force interministeriale che metta sotto la lente d'ingrandimento tutte le pratiche e le procedure impiegate durante la fase di detenzione di stranieri coinvolti in presunte attività terroristiche. Il nuovo capo della Casa Bianca ha preso ulteriormente le distanze da Bush firmando un memorandum che rinvia il processo a Ali al-Marri, uno straniero con regolare permesso di soggiorno negli Stati Uniti e con lo status legale di residente permanente. Al-Marri da cinque anni contesta la sua detenzione sostenendo che il governo Usa non lo ha mai formalmente incriminato ma lo tiene incarcerato in una cella militare dopo averlo genericamente classificato come «nemico combattente».
La decisione di Obama di dare massima priorità alla chiusura di Guantanamo e delle carceri segrete della Cia riflette la volontà di diffondere immediatamente non solo in America ma in tutto il resto del mondo l'idea che l'amministrazione Obama opererà in totale trasparenza e con il completo rispetto della legge americana e internazionale. Pur senza rilasciare dichiarazioni critiche su Bush, gli ordini esecutivi firmati dal nuovo presidente sono uno schiaffo al suo predecessore e un messaggio importante soprattutto al mondo islamico.
Ma chiudere Guantanamo non significa avere risolto la situazione relativa ai detenuti. Ieri il massimo legale della Casa Bianca, Greg Craig, si è incontrato con una commissione repubblicana del Congresso per informare il partito all'opposizione degli ordini esecutivi e iniziare le discussioni per decidere la sorte dei detenuti. È perfino emersa l'ipotesi che si possa riattivare Alcatraz, il famoso carcere su un'isola nel mezzo della baia di San Francisco.
Ma è stata poco più che una battuta del deputato della Florida Bill Young. In realtà il problema non riguarda il luogo in cui incarcerare i detenuti di Guantanamo bensi il loro status legale, i capi d'imputazione nei loro confronti, i tribunali competenti e i diritti che competono a questi presunti terroristi.
Nessuno mette in dubbio la loro pericolosità ma l'amministrazione Obama respinge la dottrina dell'incarcerazione a tempo indeterminato senza possibilità di difesa. La questione ha un impatto anche sui principali paesi europei che hanno condannato l'esistenza di Guantanamo ma ora potrebbero trovarsi davanti a una richiesta del governo Obama di prendere sotto le loro rispettive giurisdizioni alcuni pericolosi terroristi.

dal corrispondente Andrea Visconti