Obama giura sotto gli occhi del mondo

WASHINGTON. L'emozione è stata forte per centinaia di milioni di persone che ieri - attraverso la televisione o di persona a Washington - hanno seguito la cerimonia di insediamento di Barack Obama. Anzi, di Barack Hussein Obama, come ha detto il giudice Roberts della Corte Suprema quando ha chiesto al 44esimo presidente Usa di giurare sulla Bibbia che avrebbe assunto il più alto incarico in America impegnandosi a rispettare la Costituzione. Una cerimonia la cui coreografia era stata studiata fino all'ultimo dettaglio e all'ultimo particolare.
Dall'arrivo dell'intero corpo diplomatico di Washington fino all'invocazione religiosa che ha chiuso la ‘Inauguration' dopo cento minuti. Giornali e mass media avevano già descritto in tutti i modi come, quando e in che forma sarebbe avvenuto il giuramento (con la mano destra appoggiata sulla Bibbia che un tempo era appartenuta alla famiglia di Abramo Lincoln). Eppure nulla è mancato alla sorpresa del momento. Il giuramento in sé è durato forse un minuto e solamente in quell'istante l'America con le lacrime agli occhi ha preso atto che era avvenuto veramente quello che appena due anni fa sembrava prematuro o addirittura impossibile: un presidente afro-americano alla Casa Bianca.
Il freddo non ha scoraggiato nessuno a confluire sul cosiddetto The Mall, l'enorme spianata che si estende dal Campidoglio fino all'obelisco di Lincoln. Temperature di qualche grado sotto lo zero con un venticello gelido che entrava nelle ossa e congelava i piedi. Ma il cielo era sereno e l'immagine a colpo d'occhio di ‘Inauguration Day' spettacolare. Un oceano di americani, molti dei quali non si erano mai sentiti parte del processo politico per la selezione del presidente quanto con l'elezione di Obama. Quanti fossero gli afro-americani presenti rispetto ai bianchi è impossibile dirlo. Ma la sensazione è che ogni nero in America abbia fatto ogni sforzo possibile per essere a Washington il 20 gennaio.
Il fiume umano che ha partecipato a questo evento storico era incominciato già di primo mattino quando la rete della metropolitana di Washington è stata messa sotto stress dalla fiumana che tentava di raggiungere il Campidoglio. L'entusiasmo era palpabile e cosi pure il senso di celebrazione collettiva e di partecipazione in un evento di portata storica. Ma questo orgoglio nazionale è stato espresso, sia in metropolitana che durante tutta la cerimonia, con grande ordine e rispettoso silenzio. Unica eccezione è stato quando il cerimoniere ha annunciato l'arrivo dei più alti esponenti dell'amministrazione repubblicana uscente. In quel momento si è sentito un boato di disapprovazione che tuttavia si è rapidamente soppresso. Ciao ciao, si è sentito dire Cheney, il vice di Bush, «non tornare». Un dissapore è stato notato anche in casa democratica: l'ex presidente Jimmy Carter ha salutato tutti ma ignorato platealmente i coniugi Clinton.
Bill e Hillary Clinton sono stati accolti da uno scrosciante applauso della folla. Ovazione ancora più forte quando è arrivata la nuova First Lady Michelle e infine un boato quando è apparso Barack Obama, elegantissimo in completo grigio e cravatta rossa. Molte le celebrities compresa Oprah Winfrey, popolarissima conduttrice di un programma tv a cui va il merito di essere stata la prima a «sponsorizzare» la candidatura di Obama. L'avallo di questa star della televisione aveva dato abbrivio alla sua campagna elettorale che fino a quel momento era sembrata poco più che un sogno.
È seguito il pranzo ufficiale al Campidoglio. Durante il ricevimento il senatore Ted Kennedy ha avuto un malore, sembra con convulsioni, ed è stato portato via in barella. Il pranzo è proseguito regolarmente, ma durante il breve discorso di auguri, Obama lo ha ricordato: «Le mie preghiere in questo momento sono con lui».
Poi è stata la volta della solenne parata militare lungo la Pennsylvania Avenue. Obama e la moglie hanno assistito impettiti dalla gradinata del Campidoglio, impassibili nonostante il vento gelido di questa giornata storica.