L'Italia? Va al contrario
MILANO.«Siamo di fronte ad un passo epocale della storia d'America. Da martedi, alla Casa Bianca, vivrà il primo presidente nero degli Stati Uniti. Il primo leader di colore che ha la grande responsabilità di governare una potenza mondiale. È il sogno di Martin Luther King che si avvera. Quello di Barack Obama, come ha scritto il 'New York Time", è un realismo magico, e l'economia, cosi come la politica interna ed estera, si presenteranno al mondo con un'altra fisionomia».
Furio Colombo, deputato del Pd, e profondo conoscitore degli Usa, parla dell'insediamento che avverrà a Washington, martedi.
Onorevole Colombo, cosa cambierà per l'Europa?
«L'Europa dovrà dare risposte precise e già qualche segno c'è. Ma se parliamo dell'Italia allora la cosa si fa triste e disperante».
Il nostro Paese non è in grado di reggere il cambiamento che porterà Obama in campo internazionale?
«Mi riferisco soprattutto alle politiche che il governo Berlusconi sta adottando. Decisioni che vanno contro la civiltà e non certo contro il razzismo. Nei prossimi giorni, alla Camera, si voterà il trattato con la Libia che prevede ben 200 milioni di dollari l'anno per 20 anni. Denaro che l'Italia darà alla Libia per pattugliare le acque a sud di Malta ed impedire l'arrivo dei gommoni pieni di disperati. Insomma, mentre a Washington si avrà un presidente nero al quale gli americani hanno dato il mandato per risollevare le sorti economiche e politiche, a Roma si pensa a come affondare gli extracomunitari e magari non farlo più sapere».
C'è molta attesa di vedere come Obama si muoverà nei confronti della politica estera, in particolare con il Medio Oriente. Molti sperano in una politica che porti verso la pace, lei pensa che gli equilibri cambieranno?
«È difficile dirlo ora. Obama non è un moderato ma un uomo ragionevole, nel senso che, una volta presa la decisione, andrà avanti per la sua strada perché ne è convinto. Anche se sarà impervia, non si fermerà. Certamente il conflitto Israele-Palestina sarà tra i temi che inizierà a trattare, ma di priorità ne ha tante altre. Il dialogo con la Cina e la Russia di Putin, nonché con l'Iran. L'epoca dei Bush è finita, ora si volta davvero pagina».
Tra le priorità c'è anche la gravissima situazione economica: ciò che deciderà il nuovo presidente americano si rifletterà inevitabilmente anche sui nostri mercati. Crede che ci sarà qualche lezione finanziaria e di economica politica da imparare?
«Sicuramente il neo presidente affronterà i problemi, e non certo come fa il nostro governo italiano. Obama ha già detto che si perderanno ancora posti di lavoro e che la crisi è più grave di ciò che appare adesso. Invece Berlusconi ci dice che dobbiamo spendere e comprare. La differenza si nota da sola».
Berlusconi ha detto che non andrà all'insediamento. Che ne pensa?
«Non ci va non perché, come ha detto, è un personaggio degno di spicco e dunque non vuole fare la comparsa. La verità è che non ci va perché non ha proprio ricevuto l'invito. D'altra parte la sua figuraccia l'ha già fatta dando dell''abbronzato" a chi ora governa gli Stati Uniti d'America».