Unabomber, si riparte da zero
TRIESTE. La magistratura getta la spugna e dopo sei anni di indagini chiede l'archiviazione dell'inchiesta su Elvo Zornitta, sospettato di essere Unabomber, il misterioso bombarolo che da 14 anni semina ordigni esplosivi nel Nordest. La richiesta è stata depositata alla fine di dicembre dal sostituto Procuratore di Trieste Federico Frezza, ultimo pm a esaminare gli atti della vicenda.
Secondo Frezza non ci sono «elementi sufficienti per sostenere l'accusa in giudizio». Nell'inchiesta su Unabomber l'ingegnere Zornitta entra con un accertamento tecnico effettuato nel Laboratorio indagini criminalistiche (Lic) di Venezia dal quale emerge che le «microstrie» prodotte da un paio di forbici sequestrate all'ingegnere coincidono con i segni lasciati sui bordi di un lamierino trovato in un «accendino-bomba» scoperto in una chiesa a Portogruaro (Venezia). Per investigatori e pm è la «prova regina» contro Zornitta che, sui giornali e in televisione, protesta la propria innocenza. La Procura di Trieste chiede di acquisire agli atti la prova del lamierino, ma l'incidente probatorio, svoltosi dal 10 ottobre 2006 al 19 febbraio 2007 davanti al Gip Enzo Truncellito, riserva un'amara sorpresa agli inquirenti: i legali di Zornitta, infatti, scoprono che il lamierino è stato modificato rispetto al momento del sequestro. La Procura di Venezia mette sotto processo Ezio Zernar, perito autore dell'accertamento. Zornitta con i suoi legali chiede un risarcimento di 2,5 milioni di euro e l'archiviazione del fascicolo a suo carico, richiesta condivisa ieri dai suoi stessi accusatori. «E' arrivato il giorno della resurrezione - ha detto ieri Zornitta - Pensavo che questo giorno non arrivasse mai: anche ora continuo ad avere dubbi che sia tutto realmente finito».