A Zerbolò paura al bar, rapinatore con la pistola
ZERBOLO'. Rapinato l'altra sera il bar l'Oasi del Caffè in via Roma. Un uomo, alto e grosso, dal marcato accento est europeo, è entrato dal retro pochi minuti dopo la chiusura del locale. «Sicuramente era uno straniero - dice la titolare Leonarda Vasile - , in mano teneva una pistola con la quale ci ha minacciati». In quel momento, erano le undici di sera, c'era infatti anche il compagno della donna. La quale subito dopo aggiunge: «Per fortuna le bambine era già andate a casa a dormire, non glielo abbiamo ancora detto».
La rapina è stata fulminea, come da copione. L'uomo è entrato dal retro del bar: aveva il passamontagna calato sulla faccia, era armato di pistola. «Ha detto solo 'datemi i soldi", si è fatto capire benissimo», sottolinea la titolare, ancora scossa, dell'Oasi del Caffè. Si, scossa: «Non è una bella esperienza, a me non era mai capitato. Non ti dimentichi facilmente una cosa del genere, vedersi puntare una pistola addosso è qualcosa di traumatico. E' una cosa brutta, che ti rimane impressa nella mente. Per fortuna, ripeto, è avvenuto tardi, quando le bambine erano già a letto. A loro io e il mio compagno non l'abbiamo ancora detto».
E' la prima volta che la signora Vasile subisce una rapina. «Da quando siamo aperti è la prima volta, non ci era mai successo. Eravamo stati derubati, questo si, ma non rapinati». Una rapina è come una ferita, psicologica, emotiva, e poco importa sapere se la pistola con cui ti hanno minacciato era vera o falsa. «Io e il mio compagno non abbiamo pensato neppure per un attimo alla possibilità di opporre una qualche forma di resistenza, l'unica cosa che desideri è che il delinquente esca dal tuo campo visivo il più presto possibile». Perché i pochi secondi di una rapina durano un'eternità: il tempo si dilata, la realtà d'improvviso diventa brutta come il peggiore degli incubi notturni. Il rapinatore è scappato con l'incasso: trecento euro. E proprio l'eseguità del bottino impressiona, colpisce: questa è gente che rischia la galera per una manciata di euro.
Naturalmente non si può escludere che il rapinatore avesse un complice ad attenderlo fuori dal bar: un palo chiamato a controllare la situazione, che le forze dell'ordine si tenessero a distanza di sicurezza. Del caso si stanno occupando i carabinieri. Le indagini, stando agli elementi disponibili, si preannunciano difficili. L'unica possibilità è che qualche telecamera, magari piazzata nei pressi del bar, abbia registrato l'arrivo o la fuga del malvivente (o dei malviventi).
D'altronde la presenza sempre più massiccia di occhi elettronici, nel capoluogo come nei paesi di provincia, si sta rivelando uno strumento in più in mano agli investigatori. Molto probabilmente il rapinatore è fuggito in auto, tra l'altro Zerbolò è vicino sia a Pavia sia a Vigevano, cioè a realtà dove sicuramente è più facile far perdere le proprie tracce. Il giorno in cui anche a Pavia e provincia entrerà in funzione un sistema elettronico in grado di rilevare in tempo reale le targhe delle auto rubate, le più gettonate dai malviventi, le forze dell'ordine potranno disporre di un'arma in più per combattere i malviventi.