In Corte d'Assise il poliziotto che ha ucciso il tifoso laziale

AREZZO.Sarà una corte d'assise a giudicare l'uomo accusato dell'omicidio di suo figlio. E questo la conforta. Però, «da sola, sul computer, stanotte ho scritto: perché ha fatto questo? Non lo saprò mai, ma Gabriele non c'è più e Spaccarotella non lo perdono». Daniela, la madre di Gabriele Sandri, il tifoso laziale di 26 anni ucciso l'11 novembre del 2007 nell'area di servizio Badia al Pino, sull'A1, ad Arezzo, stringe un album di foto del figlio e la felpa che Gabriele indossava il giorno prima di essere ucciso. Da pochi minuti, un giudice si è espresso sulla vicenda: il gup di Arezzo, Luciana Cicerchia, ha rinviato a giudizio l'agente di polizia Luigi Spaccarotella, 32 anni, per omicidio volontario.
Il padre di Gabriele, Giorgio, chiede una «pena esemplare» perché «è stato un assassinio in piena regola». E spera che «quanto meno venga preso un provvedimento disciplinare e venga allontanato dalla polizia».
Il giudice prima ha respinto la richiesta di rito abbreviato condizionato avanzata dai difensori di Spaccarotella, gli avvocati Federico Bagattini e Francesco Molino. Poi ha deciso il rinvio a giudizio. Prima udienza, il 20 marzo. Fuori dal tribunale, un gruppo di tifosi laziali e amici dei Sandri ha atteso in maniera composta, stendendo a terra una gigantografia di Gabriele e uno striscione: «Giustizia». Solo qualche adesivo offensivo verso l'agente è apparso su una transenna. Fra i tifosi, anche qualcuno di quelli che erano in auto con Gabriele: «Non commento», ha risposto uno di loro a chi lo ha avvicinato. Ieri l'agente non era in aula, come a settembre, quando l'udienza preliminare venne annullata. Finora l'agente si è tenuto lontano dall'aula. «Non è un fantasma - spiegano i suoi legali - Sa perfettamente che ha causato la morte di un giovane e questo gli procura un'enorme sofferenza. Se non è venuto non è per nascondersi. Al processo verrà».