Stupro, giovane a processo
PAVIA. I ragazzi, fuori dall'aula, mangiano pizzette. Hanno un'età compresa tra i 18 e 20 anni, tanti progetti da realizzare. Tra di loro c'è anche l'imputato. Il giovane aspetta di entrare in aula e potersi sedere accanto al suo difensore, l'avvocato Giorgio Rusconi di Pavia. E' accusato di violenza sessuale di gruppo. Insieme a un compagno, minorenne, avrebbe messo in pratica atti di libidine nei confronti di una sua amica. «Uno scherzo tra adolescenti», sostiene la difesa. Ma il giovane, che ha da poco terminato le scuole superiori, ora rischia diversi anni di carcere.
Per la delicatezza della vicenda omettiamo i nomi dei protagonisti, quasi tutti minorenni all'epoca dei fatti, che risalgono al 2005. Il teatro della presunta violenza è un locale adiacente a un bar della provincia di Pavia, dove la compagnia di ragazzi, tutti giovanissimi, si ritrovavano spesso. Un luogo in cui, come aveva già testimoniato il barista, «i giovani si mostrano per quello che sono davvero, con i loro problemi di adolescenti, angoscie e preoccupazioni e i loro comportamenti, che a casa si guardano bene dal mettere in evidenza». Qui, un pomeriggio di luglio di tre anni fa, alcuni di loro avrebbero superato il limite dello scherzo, del gioco tra ragazzi. Un gioco iniziato in una sala interna del bar, che sarebbe terminato a decine di metri di distanza. Perché a un certo punto, tra risate e ammiccamenti, due di loro avrebbero preso di peso una delle giovani presenti, e trascinata fino a un locale vicino al bar, a cui si accede attraversando un cortile. Qui, in un edificio in costruzione, il gioco, secondo l'accusa, si sarebbe fatto pesante. I ragazzi avrebbero cominciato a palpare la giovane, a stringerla sempre più contro il muro, a guardarla con occhi poco rassicuranti, a soffocarla. Lei, terrorizzata, si sarebbe messa a urlare e piangere, richiamando l'attenzione del gestore. Fine del 'gioco". Fatto sta che alla sera la ragazza racconta l'accaduto ai genitori. Che decidono di sporgere denuncia contro i due ragazzi. Del più giovane, che non ha ancora compiuto i 18 anni, si occupa il Tribunale dei Minori. Il più grande, invece, finisce a processo.
L'altra mattina, in aula, è stata sentita un'amica della presunta vittima. Una deposizione raccolta a porte chiuse: la giovane avrebbe confermato la versione della compagna. E quindi la violenza. Il giovane rischia grosso. Ma il suo avvocato, Giorgio Rusconi, ridimensiona la vicenda: «Il codice equipara il palpeggiamento alla violenza vera e propria, ma è necessario fare delle distinzioni. Il ragazzo non aveva intenzione di fare del male sul serio». (m. fio.)